Attenzione
Un’isola e tre Comuni, Lambardi ci crede
Il primo cittadino spinge per il riassetto: «In otto non si amministra, l’Elba governi il cambiamento e non lo subisca»
CAMPO NELL'ELBA. «Qua si tratta di scegliere se in futuro vogliamo essere amministratori pubblici o amministratori di condominio». Non poteva usare un esempio più chiaro, Lorenzo Lambardi, per descrivere il bivio di fronte al quale si trovano i rappresentanti delle istituzioni elbane. «La semplificazione è l’unica strada percorribile», spiega a chiare lettere il sindaco di Campo nell’Elba che, solo pochi giorni fa, ha lanciato con forza la proposta per un nuovo assetto istituzionale dell’Isola d’Elba. Quella, per intendersi, dei Comuni di versante: Portoferraio, Elba occidentale ed Elba orientale, con i tre enti che tra di loro dialoghino attraverso un’Unione dei Comuni.
«A fine 2016, tranne colpi di scena, in Parlamento sarà approvata una legge che fisserà a 5mila residenti la quota minima per ciascun Comune – spiega Lambardi – io credo che i processi e i cambiamenti debbano essere governati e non subiti. Per questo è fondamentale che l’isola e i suoi abitanti ragionino su come cambiare un assetto istituzionale che è assolutamente antistorico».
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Tra passato e futuro.
Nella primavera del 2012 i cittadini elbani hanno bocciato in modo chiaro il passaggio dagli attuali otto Comuni a un Comune unico, votando in modo compatto per il No (il Sì vinse solo a Portoferraio). Ma, come detto, a fine 2016 il governo Renzi conta di piazzare una sforbiciata significativa ai piccoli Comuni e di ottenere un’importante semplificazione amministrativa. Nel mezzo, tra passato e futuro, i Comuni hanno vissuto difficoltà sempre più accentuate, dai problemi di sostenibilità finanziaria fino all’incapacità di assumere delle decisioni sui temi comprensoriali.
L’ultima riunione dei sindaci sul contributo di sbarco è stato un esempio fin troppo calzante di tutto questo. «Il problema è innanzitutto politico – spiega il sindaco di Campo nell’Elba, Lorenzo Lambardi – all’Elba, è un dato di fatto, è venuta a mancare una classe politica in grado di governare le diversità. A ciò si aggiunge l’aumento considerevole delle competenze normative e obblighi che i Comuni, specie quelli più piccoli, non sono più in grado di sostenere, a fronte di risorse finanziarie sempre più ridotte. L’Europa guarda alle macro regioni per erogare finanziamenti e noi siamo divisi in otto Comuni, così non abbiamo alcun peso, non siamo credibili e non possiamo risolvere problematiche comprensoriali. Chi si oppone al cambiamento accetta di continuare a difendere una realtà che non esiste più».
Elba divisa in tre.
In otto non si governa più. Partendo da questo assunto Lambardi, alla luce dei recenti contrasti e le solite liti sul contributo di sbarco, ha lanciato il suo modello di assetto istituzionale.
«Il modello del Comune unico ha rappresentato una battaglia per certi versi avvenieristica, ma i cittadini hanno votato in modo chiaro – racconta Lambardi – al contrario credo che la tripartizione in tre Comuni di versante, che dialogherebbero in una nuova Unione dei Comuni, è percorribile e interessante». Il nuovo assetto, tuttavia, rischia ancora di trovarsi contro vento di fronte alle resistenze dei campanili, ancora ben radicati all’isola d’Elba. «Non credo che i campanili siano legati o meno alla permanenza dei Comuni – spiega il sindaco di Campo nell’Elba – al tempo stesso non si può far finta di non capire che gli otto Comuni attuali non siano più in grado di dare risposte. E in fondo la tripartizione rispecchierebbe l’identità e le caratteristiche comuni dei vari versanti. C’è omogeneità tra i Comuni del versante ovest, che hanno il granito, le spiagge, i territori “montani” del Capanne e del Perone e hanno a che fare con problematiche simili; il versante est ha in comune, per fare un esempio, la tradizione e la storia mineraria. Anche se si guardano i cognomi – scherza il sindaco – si nota una certa omogeneità tra i comuni dello stesso versante».
Dibattito aperto.
L’importante, omogeneità o meno, è la semplificazione amministrativa che, secondo il sindaco Lambardi, restituirebbe alle istituzioni elbane credibilità e capacità decisionale. «L’Elba ha la possibilità di guardarsi dentro e di governare un cambiamento che, altrimenti, rischierebbe di essere imposto dall’esterno – spiega il sindaco di Campo – la proposta, infatti, dovrebbe passare prima dai consigli comunali e poi votata in un referendum. La discussione non deve restare limitata al singolo politico o a un partito ma dovrà necessariamente coinvolgere la cittadinanza. Il ricordo del Comune unico? Io credo che gli elbani abbiano capito che otto Comuni, oltre a generare scene non edificanti come quella sul contributo di sbarco, producono disservizi. Sono convinto ci sia tutto lo spazio necessario per riaprire un dibattito».
Del resto l’efficacia della comunicazione e la partecipazione al dibattito sono e restano le chiavi di qualsiasi progetto di trasformazione istituzionale. La proposta, insomma, è lanciata. Ora si tratta di capire se, davvero, quanto sia forte la voglia di cambiamento all’Elba.
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