Sicurezza
«Sfrattati di fatto da casa nostra»
L’odissea di una giovane coppia con un bambino: da mesi attendono che venga riparato il tetto
PIOMBINO. Da cinque mesi sono genitori di un bel bambino. E da nove sono senza casa. O meglio: la casa ce l’avrebbero, e anche di proprietà. Solo che non possono tornarci perché inagibile. A giugno dello scorso anno crollò il tetto e da allora le cose sono andate a rilento, per usare un eufemismo.
Il ponteggio è stato finito di montare proprio in questi giorni. Ma per ora è solo una spesa in più, undicimila euro sui 44mila pattuiti per l’intervento complessivo previsto a carico del condominio.
L’appartamento in questione è al quarto e ultimo piano del civico 82 di via Carlo Pisacane. Il proprietario, il ventottenne Diego Giardullo, operaio, vi abitava dal 2012 con la moglie ventiduenne Kristjana Vako. I due come dicevamo hanno un bambino di cinque mesi. Attualmente sono ospitati dai genitori di lui. «Ora siamo sei persone in una casa di 70 metri quadrati - dice Diego - Ho chiesto in Comune un alloggio di emergenza ma mi è stato risposto che non ce ne sono disponibili. Almeno se fossimo stati in affitto ci saremmo cercati un’altra casa, invece...».
Invece sono costretti ad aspettare. E chissà per quanto. A quanto pare, la situazione è inchiodata su clausole contrattuali. La ditta per procedere vuole un anticipo del 30 per cento, i soldi del ponteggio. Diego Giardullo spiega di averne parlato con l’imprenditore, con l’amministratrice del condominio e anche con i tecnici del Comune: «Ma il tempo passa e qui non si vede nessuno».
E le crepe fanno paura. Ce ne sono diverse, su quel soffitto puntellato solo in soggiorno. Ce ne sono in cucina, nel bagno, ovunque. E c’è umidità. Tanta umidità. Le mura sono fradicie.
«Prima che il soffitto venisse giù - dice Diego - io avvertii l’amministratrice. Le dissi che secondo me c’erano delle forti perdite d’acqua sul tetto. Una settimana dopo, un pomeriggio di giugno, io e Kristjana eravamo sul divano. Sentii prima degli scricchiolii, pensai che fossero gabbiani o piccioni. Invece poi ci fu un botto. Avevano ceduto alcune travi. Scappammo, chiedemmo aiuto. I vigili del fuoco misero in sicurezza il tetto e dichiararono inagibile l’appartamento. Solo il mio. Anche se quello qui accanto non mi sembra messo tanto bene». Nel palazzo ci sono otto alloggi, disposti su quattro piani.
«Da allora - riprende Diego - abbiamo aspettato sei mesi prima che cominciassero a montare il ponteggio, cosa avvenuta verso Natale. Poi altri due mesi perché fosse finito. A quanto so, il ponteggio ha creato problemi anche al tetto del vicino negozio di abbigliamento dei cinesi, ma questo è un altro discorso. Quello che preme a noi è sistemare il nostro appartamento e poterci tornare. O magari venderlo, dopo averlo messo in sicurezza e ristrutturato. Ma intanto siamo sfrattati da casa nostra». (a.d.g.)
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