Il dolore
«Aferpi, ora vogliamo certezze sui tempi»
Il consiglio di fabbrica revoca lo sciopero del primo marzo ma chiede risposte su cronoprogramma, smantellamenti, agroindustriale
PIOMBINO. Niente sciopero il primo marzo, giorno dell’incontro al Mise tra la direzione di Aferpi e una delegazione sindacale: come anticipato ieri dal Tirreno i lavoratori terranno una manifestazione di sostegno davanti al ministero (il sindacato riceve le adesioni nelle sedi di Fim, Fiom e Uilm), ma non ci sarà lo stop di 24 ore che era stato annunciato prima dell’incontro tra Issad Rebrab, il ministro Federica Guidi e il presidente Enrico Rossi.
Il consiglio di fabbrica riunito ieri infatti «ha valutato positivamente il recente accordo per 205 assunzioni che dovrà essere prototipo per tutte le altre che si chiuderanno entro il 6 novembre».
Altro aspetto giudicato positivamente è il “circolante”, una cifra intorno ai 50 milioni, che Rebrab ha dichiarato di essere pronto a versare per la gestione economica corrente dell’azienda e che servirà per l’acquisto dei semiprodotti, una garanzia della continuità produttiva dei laminatoi insieme al recente accordo con l’Oman per l’approvvigionamento di billette di qualità.
Ma è naturale che i segnali positivi devono essere corroborati da azioni concrete, perché l’obiettivo resta quello di tornare a produrre acciaio: così il sindacato dall’incontro del primo marzo si aspetta «un nuovo cronoprogramma, tempi e modi di acquisto dell’acciaieria elettrica e del nuovo treno rotaie, la data di inizio degli smantellamenti con la relativa ricaduta occupazionale, in particolare per i lavoratori delle imprese di appalto, le produzioni dei laminatoi, il completamento del progetto della logistica e la partenza e la conclusione degli investimenti sul settore agroindustriale».
Al Mise dunque le attese sono in particolare per i tempi dell’ordine del forno elettrico (che secondo fonti aziendali potrebbe partire alla fine di marzo)e per smantellamenti e smontaggi: da qui infatti si può partire per il progetto dell’impianto agroindustriale, del quale nulla più si è saputo dopo la presentazione del piano industriale l’estate scorsa. Elemento importante per assorbire quei lavoratori – circa 700 dei 2100 attualmente divisi tra fabbrica e cassa integrazione – che non saranno compresi nell’attività dell’acciaieria e che pure dovranno essere assunti da Aferpi entro il 6 novembre.
Lo sciopero del primo marzo non è stato confermato, ma il sindacato annunciando un’assemblea unica il giorno successivo alla 10,30 all’hotel Phalesia per illustrare l’esito dell’incontro al Mise, chiarisce che «in base alle risposte alle nostre richieste, saranno decise eventuali altre iniziative». (cloz)
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