Il Tirreno

Chieste le autorizzazioni per riqualificare le discariche

di Guido Fiorini
Chieste le autorizzazioni per riqualificare le discariche

Grazie a Rimateria si andrà anche alla messa in sicurezza dell’area abusiva Li53: 900.000 metri cubi di polveri pericolose ammassate su sedici ettari da anni

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PIOMBINO. La città è adagiata su una bomba ecologica, cresciuta in modo esponenziale anno dopo anno, fin da tempo immemore. Il sottosuolo è pesantemente inquinato e in superficie, sulla superficie della ex Lucchini, ci sono cumuli di polveri pericolose allegramente trasportate dal vento. Lontane dagli occhi della gente, non fanno paura. Ma sono lì, giorno dopo giorno. Lo stesso vale per l’amianto: sia in forma compatta (eternit) che in forma volatile, assai più pericoloso, è disperso su un territorio vastissimo e migliaia di tonnellate sono nelle strutture della ex fabbrica che saranno presto abbattute. Ma anche questo si vede poco e, se non fosse che centinaia di lavoratori sono stati incentivati a lasciare l’impiego perché sono stati a contatto e sono a rischio di mesotelioma, in fondo potrebbe essere ritenuto un problema di poco conto.

Adesso, dopo che Tap per anni è esistita senza fare quasi nulla del suo mandato aziendale e Asiu ha accumulato solo debiti, oltre ai rifiuti, è in partenza il piano di riqualificazione delle discariche e sarà messa in sicurezza anche la famigerata Li53, 900mila metri cubi di polveri di abbattimento fumi e scaglie di laminazione dispersi in cumuli su 16 ettari. Da anni il ministero chiede che venga bonificata, ma c’era un progetto in questo senso già nel 1999, mai attuato, e nell’accordo di programma del 2014 quelle montagne velenose sono chiamate asetticamente “rifiuti depositati in modo incontrollato”. Una discarica analoga, su 36 ettari, è invece dentro al perimetro della ex fabbrica e fu sequestrata anni fa dalla Finanza.

Insomma, non manca il materiale e proprio in questi giorni Asiu ha chiesto in Regione le autorizzazioni per rimettere in sesto le varie discariche e iniziare a “disinnescare” la bomba ecologica. La speranza è che, dopo aver ignorato per anni il problema, non sia la soluzione a diventare il vero problema. Il via libera dovrebbe arrivare entro l’estate.

Lo stesso vale per l’amianto, o asbesto che si voglia chiamare. Nel piano delle discariche un modulo sarà destinato proprio allo stoccaggio di questo minerale. L’ipotesi sta già agitando gli animi della zona, ma anche in questo caso si sta tendando di dar una soluzione a un problema esistente.

Nel modulo sarà stoccato l’amianto che adesso si trova libero sul territorio, ma soltanto quello nella forma “a matrice compatta”, in sostanza l’eternit. Ce ne sono migliaia di tonnellate nella fabbrica, ma anche in edifici civili: dagli anni ’60 a tutti gli anni ’80 è stato usato in varie forme. Quello volatile, considerato rifiuto pericoloso, continuerà ad essere esportato in Germania, a costi elevatissimi, a meno che Rimateria non trovi un’azienda in grado di inertizzarlo e quindi di conferirlo in discarica in forma sicura.

È il caso anche dell’amianto che sarà estratto dalle navi che saranno demolite in porto. Anche questo sarà nelle due forme: una parte smaltibile in discarica, un’altra da mettere in sicurezza. Se l’azienda che vincerà la gara per il “refitting” avrà un impianto per inertizzare l’asbesto volatile potrà essere portato in discarica, altrimenti andrà all’estero.

Certo è che il problema dei rifiuti industriali a Piombino va affrontato una volta per tutte, tenendo presente sostenibilità ambientale, economicità (i costi sono legati soprattutto al trasporto) e prossimità.

Per spiegare queste cose il presidente di Rimateria, Valerio Caramassi, sarà lunedì 7 marzo al Perticale, in un incontro pubblico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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