Sicurezza
Al Mise con i lavoratori ma lo sciopero è incerto
I sindacati devono decidere se confermare per il primo marzo lo stop di 24 ore e chiedono un nuovo cronoprogramma sui tempi per forno e smantellamenti
PIOMBINO. Il primo marzo davanti al Mise ci sarà di sicuro una manifestazione «a sostegno della delegazione trattante», mentre Fim, Fiom e Uilm devono ancora decidere se quel giorno – quello dell’appuntamento con Aferpi e istituzioni – verrà confermato lo sciopero di 24 ore, come chiede “Minoranza sindacale”.
Il sindacato la prosisma settimana prenderà una decisione su un problema che nel linguaggio delle relazioni industriali rappresenta comunque un messaggio, per l’azienda, il Governo e i lavoratori.
Fim, Fiom e Uilm hanno ottenuto in questi giorni il rientro in fabbrica di 205 lavoratori dalla cassa integrazione, e sono ovviamente soddisfatti del contratto con Jindal per la fornitura di billette dall’Oman che rappresenta il segnale più concreto dell’impegno aziendale a rafforzare quantità e qualità del lavoro dei laminatoi.
C’è ovvia soddisfazione anche per gli impegni presi al Mise da Issad Rebrab, certificati dalle dichiarazioni del ministro Federica Guidi e del presidente Enrico Rossi. Ma il primo marzo Fim, Fiom e Uilm vogliono verificare direttamente come questi impegni verranno tradotti in pratica.
La prossima settimana Rebrab affronterà quello che fonti aziendali definiscono il passaggio finale con le aziende che hanno presentato le offerte per acciaieria e treno di laminazione.
E così il primo marzo i sindacati si attendono notizie definitive in questo senso, e di conseguenza il nuovo cronoprogramma. Perché il tema centrale resta quello dei tempi di realizzazione. Aferpi sostiene che il tempo non è trascorso invano, che molto è stato fatto dal punto di vista del lavoro preliminare e autorizzativo. Se dunque la previsione per la prima colata d’acciaio viene stimata in 24 mesi, è ovvio che prima si firma un contratto e prima si arriverà all’obiettivo.
Ma i sindacati sulla tempistica vogliono impegni anche su altre questioni del progetto complessivo, che avranno un peso dal punto di vista occupazionale.
Servono quindi aggiornamenti sui tempi di smontaggi e smantellamenti dei vecchi impianti, così come sulle bonifiche, per capire come si svilupperanno i progetti della logistica e in particolare quello dell’agroindustriale che dovrebbe garantire il riassorbimento di 700 lavoratori, e sul quale nulla più si è saputo dal momento della presentazione del piano industriale.©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
