Il Tirreno

Contributo di sbarco, il banco è saltato

I sindaci al termine della riunione
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I sindaci al termine della riunione

La riunione decisiva tra i sindaci si chiude con un nulla di fatto e con tante polemiche. Ed è ancora Portoferraio contro tutti

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PORTOFERRAIO. Nessun accordo sul contributo di sbarco. Non solo. Nella riunione di giovedì sera nella sala consiliare di Portoferraio, attesa come una svolta, i primi cittadini elbani non hanno trovato la quadra neanche sulle regole del gioco, ovvero su come la consulta dei sindaci potrà esprimere il proprio potere decisionale.

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Lo schieramento non è mutato rispetto a un mese fa, con il Comune di Portoferraio da una parte e gli altri Comuni, con Capoliveri in testa, dall’altra. Portoferraio era chiamato a fare la sua proposta di convenzione e di regolamento per il contributo di sbarco: non si può neanche dire che il tavolo sia saltato, dal momento che - di fatto - la discussione non è mai decollata. E ai nervi a fior di pelle di un mese fa ha fatto seguito, ieri, una conferenza stampa surreale con il quale i primi cittadini hanno provato a fare il punto, al termine della riunione durata circa tre ore. «Abbiamo fatto una proposta equilibrata, manca l’accordo ma ci sono i presupposti per trovarlo», ha provato a spiegare il sindaco di Portoferraio Mario Ferrari, proprio mentre Ruggero Barbetti, a due metri da lui, si è lasciato scappare: «Siete proprio senza ritegno». «Ma smettila Barbetti», ha ribattuto l’assessore portoferraiese Del Mastro. Et voilà. Il vertice sul contributo di sbarco si è concluso con un nulla di fatto disarmante, senza che si intravedano le basi per un accordo nei prossimi giorni.

La proposta rigettata. Portoferraio ha messo sul tavolo una proposta di gestione del contributo di sbarco che gli altri sindaci hanno definito «irricevibile», per dirla alla Barbetti. L’idea di Ferrari è fissare a 2,50 euro la quota di prelievo per ciascun passeggero, aumentata a 3,50 euro nei mesi da giugno a settembre. Solo 670mila euro andrebbero alla promozione turistica della Gestione associata, mentre 1 milione di euro andrebbe in un fondo comune per le opere comprensoriali (dalla salvaguardia ambientale, agli interventi su strade e rifiuti). Il resto, circa 1,5 milioni, verrebbe suddiviso tra gli otto Comuni. Ma è su questo che il dibattito si è arenato ancor prima di iniziare: Portoferraio ha proposto una ripartizione, sia di voti che del gettito, proporzionale e ponderata anche sulla base del peso dello sbarco nei tre Comuni che hanno infrastrutture portuali e aeroportuali (Portoferraio, Rio Marina e Campo). Il risultato? Portoferraio da sola avrebbe un peso del 38% sia a livello decisionale che nell’ottica della ripartizione dei proventi. In questo contesto basterebbe l’accordo con un altro Comune (Rio Marina o Campo) per avere la maggioranza assoluta all’interno della consulta dei sindaci.

Quanto ai soldi del contributo, la quota di Portoferraio sarebbe di 300mila euro, (250mila Capoliveri e 140mila euro i piccoli). «Una proposta equilibrata che darebbe all’Elba 10milioni di euro per opere pubbliche in dieci anni», ha detto il vice sindaco di Portoferraio Roberto Marini. Ma l’opinione degli altri sindaci è opposta. «Basta un accordo con un altro Comune e Portoferraio può decidere quel che vuole – taglia corto Barbetti – si prende un monte di soldi e agli altri lascia le briciole». Daniel Giacomelli, vice sindaco di Marciana, rincara la dose: «Siamo divisi? No, è solo Portoferraio che fa di testa sua». Dai sindaci era arrivata una proposta diversa: metà gettito per la Gestione associata, l’altra metà suddivisa in nove quote, con Portoferraio che avrebbe preso il doppio rispetto agli altri Comuni. «Era un modo che Ferrari aveva per uscire in modo dignitoso dall’angolo, ma non c’è verso», ha tagliato corto Barbetti. E ora? È rottura prolungata. Il rischio di un crollo è dietro l’angolo.

Ecco la proposta di convenzione di Portoferraio per la Gestione associata:

Portoferraio


 

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