La protesta
Tre offerte per il forno elettrico
Arrivate ieri in azienda, a Piombino c’è anche Rebrab. E domani al ministero l’incontro con il ministro Guidi
PIOMBINO. Issad Rebrab è arrivato a Piombino e, alla sua presenza, saranno aperte oggi le buste con le offerte per il forno elettrico che Aferpi intende utilizzare per la produzione di circa un milione e centomila tonnellate di acciaio all’anno. Arrivate in azienda ieri in serata, sono di Sms-Demag, Danieli e Primetals e riguardano oltre all'acciaieria elettrica anche il nuovo treno laminazione rotaie.
La scelta sarà fatta in base alla convenienza, ma anche al tipo di tecnologia. Decisivo per avere i contributi (30 milioni di euro) sarà l’impatto ambientale e l’efficientamento energetico. Dopo che per anni Piombino è stata la città del fumo e della polvere nera, adesso la nuova produzione, quando partirà, dovrà esser fatta con altri criteri, visto che l’acciaio non sarà più l’unica economia cittadina, ma parte di un sistema più vario e complesso.
Lo ha detto con chiarezza ieri al Tirreno il presidente della Regione, Enrico Rossi: «Stiamo percorrendo la strada del risanamento ambientale. Il progetto dimostra che i 30 milioni servono a realizzare un impianto non tanto a basso impatto ambientale perché riduce la produzione di anidride carbonica, e lo fa, ma perché è all’avanguardia per l’efficientamento energetico».
Con l’offerta in mano, domani, i vertici di Aferpi, con Rebrab, sono attesi a Roma al ministero dello sviluppo economico, in un incontro con il ministro Federica Guidi che dovrebbe sciogliere i tanti dubbi sull’impegno degli algerini in Italia. «Chiederemo impegni chiari» ha aggiunto Enrico Rossi.
Il contesto, infatti, non è semplice per Issad Rebrab. Dall’inizio dell’anno la moneta algerina si è molto svalutata e, di conseguenza, il governo locale, che certo con l’imprenditore non ha un gran feeling, ha bloccato il trasferimento all’estero di denaro, imponendo di fatto investimenti solo in patria. Si stanno cercando per questo accordi con il sistema bancario e, anche per la cassa corrente, si sta accelerando al massimo la vendita del vecchio altoforno, che potrebbe portare alcune decine di milioni di euro. Le banche, però, sembrano disposte a finanziare l’operazione solo in parte. Lo conferma il no anche di Bnl, ramo italiano di Bnp-Paribas, per un prestito di appena una quarantina di milioni, nonostante quella banca sia quella con cui Cevital dall’Algeria muove all’incirca un miliardo all’anno. In sostanza: i soldi ci vogliono e domani a Roma il governo vorrà risposte in questo senso, dopo che l’incontro, fissato in un primo tempo per l’11, è stato rinviato proprio per avere qualche giorno in più per gestire una vicenda che appare sempre più complessa. Tutto questo all’interno di un mercato dell’acciaio che, rispetto a un anno fa, è diventato assai meno conveniente, nonostante il vantaggio tutto piombinese di avere l’acciaieria di fatto sul porto, quindi senza costi aggiuntivi di trasporto.
Intanto in questi giorni Aferpi ha presentato in Comune il piano generale dei nuovi insediamenti industriali. Ma la macchina amministrativa, che certo veloce non è, potrà mettersi in moto solo quando si saprà con certezza che tipo di impianto sarà installato. A essere realisti per avere le varianti pronte ci potrebbe volere un anno e mezzo, ma gli uffici comunali sono certi di impiegarci qualche cosa meno. Tempi non brevi, comunque.
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