Il Tirreno

Il Tar chiude il discorso sui consigli di quartiere

di Alessandro De Gregorio

Accolto dai giudici anche il secondo ricorso presentato dai Cinque stelle Considerata «immotivata» la bocciatura dell’ultima delibera da parte del Pd

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PIOMBINO. E due. Per la seconda volta il Tar ha dato ragione ai Cinque stelle sulla questione dei consigli di quartiere. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso, presentato dagli attivisti Francesco Gaeta e Annalisa Trio attraverso l’avvocato Claudio Fiori, annullando la delibera del consiglio comunale del 9 ottobre scorso e condannando il Comune anche alle spese legali (cinquemila euro).

Al prossimo consiglio comunale dell’8 marzo, salvo clamorose sorprese, dovrebbero dunque essere nominati i nuovi membri dei “parlamentini” così come indicati dal M5s: espressione di tutte le forze politiche tranne il Pd.

Il braccio di ferro tra M5s e Pd è andato avanti per quasi due anni. Bisogna infatti tornare indietro alle elezioni amministrative del maggio 2104. Dopo averle vinte, il Pd non presentò, entro i 60 giorni previsti dal regolamento, la lista dei consiglieri. Il Pd perse tempo e il M5s non perse l’occasione per farglielo notare. Solo che non ci fu mai accordo. La maggioranza, al termine di un acceso consiglio comunale (il 5 novembre 2014) si approvò una mozione modificando il regolamento in modo retroattivo.

Il M5s presentò un primo ricorso al Tar, firmato dal capogruppo Daniele Pasquinelli e da altri tre attivisti del M5s: Enzo Papi e gli stessi Gaeta e Trio. I grillini chiedevano l’annullamento della delibera in questione e di quella successiva, del 18 novembre (che aveva ratificato la composizione dei consigli di quartiere e la nomina dei consiglieri). Il ricorso che fu accolto dal Tar nel giugno 2015.

Qualche mese dopo, il 9 ottobre, il M5s portò dunque in consiglio la nuova composizione dei quartieri, formati da tutte le componenti meno il Pd.

Anzi, l’atto fu presentato dalla giunta, attraverso l’assessore Paola Pellegrini. Il sindaco Massimo Giuliani si astenne, al pari degli alleati di governo Spp e Spirito libero. Ma il blocco Pd votò contro la delibera e, grazie ai propri numeri, la fece bocciare.

Non solo. Il segretario dell’unione comunale, Ettore Rosalba, preannunciò un appello al Consiglio di Stato.

Di quell’appello non si seppe più nulla, mentre i Cinque stelle andarono avanti con un secondo ricorso al Tar.

Accolto anche questo: «Considerato - si legge nella sentenza - che la deliberazione impugnata risulta priva di qualsiasi motivazione giuridicamente rilevante in ordine alla mancata ratifica della composizione dei consigli di quartiere; considerato che il procedimento esperito ai fini della nuova composizione dei consigli di quartiere è coerente con la chiara disciplina di cui agli articoli 10 e 12 del regolamento comunale per il funzionamento dei quartieri cittadini; atteso che la ratifica, cui il consiglio comunale è chiamato, costituisce atto amministrativo, vincolato al rispetto delle fonti normative relative al procedimento in questione e dell’articolo 3 della legge n. 241/1990; ritenuto pertanto di accogliere l’impugnativa e di stabilire che le spese seguano la soccombenza, secondo quanto indicato nel dispositivo della presente pronuncia; il Tar, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie. Condanna il Comune di Piombino a corrispondere ai ricorrenti la somma complessiva di euro 5.000 oltre accessori di legge, a titolo di spese di giudizio».

La sentenza è firmata da Armando Pozzi, presidente, Bernardo Massari, consigliere e Gianluca Bellucci, consigliere estensore.

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