Sicurezza
«Suor Donata non mi ha mai dato denaro»
Don Patrizio smentisce l’ex collaboratrice che ha fatto aprire l’indagine su lui e sulla fondazione Kepha
PIOMBINO. Attacca l’ex socio Ventisette, getta sospetti sul barone. E smentisce anche le dichiarazioni della sua ex collaboratrice, suor Donata. «E’ senz’altro vero - scrive il monsignore attraverso il Comitato - che suo Donata abbia accettato di sottoscrivere i due atti costitutivi del Trust Opus (17/12/2009) e la Opus srl (02/02/2010), grazie alla fiducia che riponeva in me. In verità occorre tuttavia dire che fu il Ventisette (spesso ospite a pranzo o a cena a casa nostra) a convincerla dialetticamente della utilità, bontà e serietà dell’operazione. Suor Donata si fidava sostanzialmente del Ventisette come mi fidavo io. Il Ventisette, per persuaderla, non mancò di mostrarsi generoso con lei con elargizioni in denaro contante, facendole così capire che ci sarebbero state, nel tempo futuro, soddisfazioni e gratificazioni sia per la fondazione che per lei stessa. Sono cero che se le fosse richiesto, suor Donata sarà precisa nel rispondere e non negherà (specie se sotto giuramento) la verità della circostanza. Inoltre, come per altre situazioni, fu lui (il Ventisette), a prelevarci da casa e a portarci da un suo notaio (Mussumeci) che non conoscevo. Appresi in seguito che il notaio era in rapporti di amicizia con Fabio Pompei (altro indagato, ndr)».
Ancora su suor Donata: «Non mi ha mai dato denaro contante - dice don Patrizio - ma negli anni, dopo la morte di mia madre (2001), durante le mie prolungate assenze da casa (impegnato nelle missioni militari in teatri internazionali (Nato: Albania e Kosovo), ma in seguito anche in periodi normali in cui ero presente a Roma, faceva la spesa per gli alimenti di uso quotidiano. Da notare che io pranzavo e spesso cenavo alla mensa militare. In pratica provvedeva al suo stesso sostentamento. Rimane pur vero che quando ricevevo ospiti a colazione (massimo 3-6 persone) talvolta, ma non sempre, la spesa la faceva lei. Spesso andavo io allo spaccio del Vaticano facendo provviste per lungo tempo come si potrebbe evincere dalla mia carta o dal mio libretto degli assegni. Inoltre non poche volte le ho dato contante congruo per affrontare un lungo periodo. Del resto io provvedevo al mantenimento della casa (affitto, telefono, bollette utenze, ecc.), e lei viveva a casa praticamente sola e totalmente libera. La sua presenza non era da dipendente, ma come membro a tutti gli effetti della famiglia. Così era considerata e trattata».
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