Sicurezza
Aferpi, le assunzioni per evitare lo scontro
Trattativa possibile, oggi si attende la risposta dell’azienda alla richiesta del sindacato di 200 ingressi dalla “cassa”
PIOMBINO
I. delegati sindacali di Aferpi ed ex Lucchini torneranno a riunirsi oggi alle 12, dopo che il consiglio di fabbrica ieri è stato sospeso al termine di una breve discussione, in attesa della decisione da parte dell’azienda sulla richiesta di aprire un tavolo sulle nuove assunzioni, rilanciata nel vertice di lunedì scorso al Mise.
Aferpi infatti si era presa 24 ore di tempo, per affrontare il tema col presidente Issad Rebrab, arrivato lunedì sera a Piombino, e ieri impegnato per tutto il giorno in azienda con alcuni consulenti.
Solo a tarda sera è iniziato un vertice tra Fausto Azzi e il presidente Rebrab, che riprenderà probabilmente stamani, in tempo per dare una risposta al sindacato sui nuovi ingressi in fabbrica.
In ballo circa 200 assunzioni dalla cassa integrazione dove ci sono ancora 948 lavoratori. Se è vero che gli accordi prevedono il loro ingresso in Aferpi comunque entro il 6 novembre, certo il momento non sembra dei più favorevoli in considerazione della marcia a singhiozzo di alcuni treni di laminazione. Ma in questa fase una trattativa sembra possibile per raffreddare un clima sempre più surriscaldato dai ritardi nella tempistica degli impegni presi da Rebrab.
Il nodo resta sempre lo stesso: la possibilità del presidente di Aferpi di mettere soldi nel progetto in modo da sbloccare la trattativa in corso con le banche. Secondo varie fonti trovare credito è possibile, ma solo con un impegno diretto di Rebrab, nell’ordine del 40 per cento su un progetto che tra acciaieria elettrica e nuovo treno di laminazione vale una cifra intorno ai 600 milioni.
La verità è attesa nell’incontro che il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha chiesto a Rebrab e la cui data resta incerta. Difficile immaginarlo per oggi, più probabile all’inizio della prossima settimana, secondo voci non confermate. Ovvio quindi che il confronto tra le parti atteso per domani al Mise, come anticipato ieri dal Tirreno slitterà con ogni probabilità alla fine del mese.
Ieri comunque i sindacati hanno discusso in una riunione a porte chiuse tra i delegati, la situazione emersa nell’incontro convocato d’urgenza dal Mise lunedì. La Fiom ha avanzato la proposta di un’assemblea con un’ora di sciopero, ma non tutti nella stessa organizzazione sembrano d’accordo, ritenendola troppo blanda. Contrarie Fim e Uilm, ma su ogni decisione peserà probabilmente la risposta dell’azienda alla richiesta di discutere dei nuovi rientri in fabbrica.
Intanto sulla questione Aferpi interviene anche il coordinatore della Cgil di Piombino, Franco Franceschini, secondo cui «l’apporto di Aferpi è determinante per il rilancio della città. Ai vertici aziendali chiediamo chiarezza dal punto di vista industriale e finanziario, il Governo deve farsi garante del percorso, verificandone la credibilità. Se le richieste di rinvio degli incontri sono utili a tal fine lo possiamo accettare, ma se sono solo per prendere tempo, l’unico risultato è che la tensione crescerà».
Franceschini, citando «il colpo durissimo subìto dal territorio con l’interruzione della produzione di acciaio», spiega che «anche la compagnia portuali, nei giorni scorsi, ha iniziato le procedure per ricorrere al contratto di solidarietà. Il clima sociale che si sta determinando – conclude – necessita di risposte concrete e tempi certi, in assenza dei quali, come sindacato, appoggeremo tutte le iniziative che i lavoratori riterranno opportune».
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