Il dolore
Illegittimo il licenziamento di Youssef Harakat
VENTURINA. La Corte d’appello di Firenze ha confermato l’illegittimità del licenziamento di Youssef Harakat, autista di un’impresa di trasporto di Venturina, al centro di una vicenda intricata...
VENTURINA. La Corte d’appello di Firenze ha confermato l’illegittimità del licenziamento di Youssef Harakat, autista di un’impresa di trasporto di Venturina, al centro di una vicenda intricata iniziata nel novembre 2007.
I giudici fiorentini hanno rigettato il ricorso presentato da Andrea Sammaritano, titolare della ditta per la quale all’epoca lavorava Harakat, originario del Marocco e residente nella zona da molti anni.
Harakat era impegnato nel trasporto dal materiale estratto dalle cave di Montevalerio alla Solvay di Rosignano e ad un’impresa di laterizi di San Pietro in Palazzi.
Nella sentenza si accoglie la tesi dell’avvocato Fabrizio Callaioli, secondo la quale l’autista, licenziato in tronco e a voce, era stato regolarizzato in ritardo. Tra le prove testimoniali prodotte, un’importanza particolare è stata attribuita al badge associato al camion. Badge utilizzato dall’uomo, definito dal magistrato «incontroverso affidatario del mezzo», per entrare in Solvay già prima dell’assunzione formale.
Tra le conseguenze, una differenza salariale e, soprattutto, l’inefficacia del licenziamento intimato senza forma scritta, come invece avrebbe dovuto essere «poichè riferibile a un lavoratore che non era da ritenere in prova». Da qui la conferma del risarcimento di circa 35 mila euro, non ancora corrisposti, fissati nel primo grado di giudizio.
A tutta la vicenda civile si è intrecciata una componente penale. Pochi giorni dopo aver impugnato il licenziamento, Harakat si era visto accusare di furto di gasolio dal camion con cui aveva lavorato. Un’accusa da cui era stato assolto dal tribunale nel maggio 2011. «Il fatto non sussiste», stabilì il magistrato Giovanni Zucconi. Trovando strano che, essendo il furto un motivo di giusta causa, non lo si fosse usato come base di licenziamento in sede civile.
Il magistrato invece non aveva ritenuto «particolarmente credibili» le affermazioni di Harakat per il quale, sia sul licenziamento che sull’accusa di furto, avrebbero pesato alcune dichiarazioni rilasciate al nostro giornale.
Il 5 novembre 2007, presumibilmente nel pomeriggio, perse la vita il cugino, Adil Naoui, schiaccato nel camion che guidava per conto di una delle ditte della famiglia Sammaritano. Il corpo fu ritrovato solo al mattino seguente all’interno del mezzo, sulla strada della cava di Montevalerio. Harakat, all’epoca, affermò che la vittima gli aveva riferito delle scarsa efficienza del sistema frenante. Accusa smentita decisamente dall’azienda.(v.p.)
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