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Mercoledì all’Odeon “Il lupo” di Antonioni

Mercoledì all’Odeon “Il lupo” di Antonioni

PIOMBINO. “Il Lupo”, questo è il titolo del cortometraggio realizzato dal regista diciannovenne Lorenzo Antonioni, che verrà presentato mercoledì all’Odeon, alle 21,00. Un lavoro molto interessante,...

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PIOMBINO.

“Il Lupo”, questo è il titolo del cortometraggio realizzato dal regista diciannovenne Lorenzo Antonioni, che verrà presentato mercoledì all’Odeon, alle 21,00. Un lavoro molto interessante, realizzato con il Polo Bianciardi, istituto superiore grossetano. Il Lupo, racconta i fatti accaduti tra il 1943 e il 1944 nel campo di internamento di Roccatederighi. Il racconto mette in evidenza l’amicizia tra due piccoli prigionieri, Albert e Sandro. In realtà, quel lupo che si aggira tra i boschi, che può spaventare i più piccoli non è il vero pericolo per quelle giovani vite. Il nemico nascosto è ben più pericoloso.

Per sviluppare la storia ci si è avvalsi della reale testimonianza di un sopravvissuto, nonché di un’attenta ricerca eseguita presso l’Archivio di Stato di Grosseto. Lorenzo Antonioni frequenta la quinta A dell’indirizzo Tecnico della Grafica. In pratica, si è dedicato a tutte le altre fasi della produzione, comprese le musiche.

I ragazzi del Polo Bianciardi, con la guida dell’insegnante Laura Ciampini hanno anche avuto importanti premi. Tra i vari riconoscimenti c’è il Premio Regione Toscana, ottenuto per la sceneggiatura, grazie alla partecipazione al concorso “I giovani ricordano la Shoah”. Una passione, quella di Lorenzo, nata per caso quando iniziò ad occuparsi di effetti speciali. Ha capito in fretta che voleva andare oltre.

«Ho immediatamente compreso che il mondo cinematografico era il mondo in cui volevo vivere», afferma il ragazzo. E aggiunge: «Laura Ciampini da tanto aveva questa idea in mente, quando venne a parlarmene iniziò il processo creativo che poi ci ha spinto fino alla realizzazione di 40 minuti di filmato mentre ne avevamo previsti 15. Il Lupo è stato un percorso molto difficile, soprattutto per la mancanza di un vero budget, durato più di un anno. Ho dovuto ricoprire vari ruoli. Mi sono occupato anche della composizione delle musiche. Un lavoro impegnativo che mi ha dato la possibilità di mettermi alla prova».

E come ti si è trovato a dirigere un gruppo di piccoli attori? «Dirigere i piccoli attori del Teatro Studio è stato molto difficile, ma non mi sono mai arrabbiato con loro, ho cercato di sfruttare il più possibile la loro propensione per il gioco, facendoli giocare a fare gli attori. Non a caso recitare in inglese si dice to play e in francese jouer».

«Con questo film - aggiunge il ragazzo - ho imparato moltissimo. Si può notare anche la differente qualità delle prime riprese rispetto alle ultime. Spero che possa essere un richiamo per un eventuale produttore che riponga la fiducia in me, ho tante idee e spero di cuore di poterle realizzare e di coronare il mio sogno».

Barbara Noferi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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