Il Tirreno

Lacrime e brindisi per “Arky” Villani

di Alessandro De Gregorio
Lacrime e brindisi per “Arky” Villani

I funerali e la festa in onore dell’architetto morto nel Bahrein

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PIOMBINO. C’era tanta gente ieri mattina a Salivoli ai funerali di Gianluca Villani, l’architetto di 50 anni ucciso da un infarto mentre dormiva a Manama, nel Bahrein, dove si trovava per lavoro. E di gente ce n’era anche ieri sera, al Brulotto, dove la fidanzata Stella Tonini e l’amico del cuore Marco Mazzola hanno organizzato un aperitivo in onore di “Arky”. Un lungo brindisi, una festa lontana dalle nostre tradizioni ma perfettamente in sintonia con la personalità di Arky. Perché Gianluca amava la vita, sapeva viverla fino in fondo, era capace di assaporarne ogni boccone. Amava gli amici, ne era circondato. Amici di ogni tipo, di ogni estrazione sociale, uomini e donne che attirava a sé come un magnete. Amava il proprio lavoro, amava la musica, aveva tante altre passioni e ancora tanti sogni da realizzare. E amava soprattutto Stella, la donna della sua vita.

Era piena e silenziosa ieri mattina la chiesa di San Giuseppe Artigiano. Una folla di parenti e amici. Dentro e fuori. Il parroco ha provato a dare un senso anche a questa morte, spiegando che la rabbia per la perdita non deve offuscare l’amore. Ha ribadito che l’amore per Gianluca non morirà mai, e che continuerà a farcelo sentire vicino.

Parole. Parole che hanno fatto breccia in chi ha fede, e un po’ anche in chi non crede. Ma che non sono riuscite a stimolarne altre. Per esempio Roberto Tonini è rimasto bloccato, lì sul pulpito. Il suocero di Gianluca, che in questi giorni aveva scritto un commosso ricordo sui social, ieri mattina ha provato a leggerlo in chiesa. Ma non ce l’ha fatta. La voce si è rotta subito, alla prima riga. Impossibile andare avanti.

Lo ha aiutato Stella, la figlia: «Ci sono persone - è il testo del messaggio - che conosci da una vita e che non ti danno più emozioni. Ci sono persone che conosci da poco tempo, ci fai un piccolo tragitto di vita e senti che sono entrate dentro di te per sempre. Ci sono persone che hanno gli occhi azzurri e che ti fanno quasi paura. Ce ne sono altre che con lo stesso colore ti fanno vedere il cielo della loro anima: la mia principessa Stella mi ha portato in famiglia un uomo di questo tipo. Gentile e garbato, ha portato in lei serenità e felicità che mai avevo visto in questa misura nei suoi occhi. I primi a lasciarci sono sempre i migliori. Non è sempre così. Ma spesso sì, come questa volta. Ciao Gianluca, grazie per tutto quello che ci hai voluto dare».

Dal pulpito ha parlato anche la sorella di Arky, Cristina. Con il sorriso, con una forza immensa, si è portata con sé la piccola Sara, le ha fatto salutare lo zio: «Zio Gianluca, ti voglio bene». E giù applausi. E giù lacrime.

In chiesa anche i genitori di Gianluca, Marcello e Luigina. E il marito di Cristina, Filippo Fantechi. E il fratello Stefano e la cognata Laura. E cugini e altri parenti di questa grande, storica famiglia Villani. E poi amici, tanti amici. Di Piombino, di Grosseto, di Milano, di Genova, di Napoli, di Firenze. Ex compagni di università, ex compagni di liceo. In prima fila anche Claudio Pedroni, l’amico e collega con cui Gianluca divideva l’appartamento di Manama. Pedroni, che mercoledì mattina lo ha trovato morto nel letto. E che è rientrato da Manama insieme a Cristina, a Filippo, a Stella, la tigre di Grosseto volata nella notte per andare a riprendersi il suo Arky.

Arky che aveva un cuore grande e sofferente. Lo sapevano solo in pochi. Gianluca si sottoponeva ai controlli quando era in Italia, ma nulla di più. Aveva una miocardiopatia dilatativa ma Arky non ha mai rinunciato a vivere la propria vita, frenetica quanto appassionante.

In chiesa anche molti colleghi venuti da tutta Italia, da tutti i luoghi in cui avevano incrociato Gianluca per studio o per lavoro. Da qualche anno Arky lavorava nel Bahrein, dove vivono anche la sorella Cristina e il marito Filippo. Ma c’è molta Milano nel suo passato, città dove ha pure insegnato al Politecnico. Perché l’architetto Villani aveva scritto articoli e recensioni su riviste specializzate, aveva firmato progetti importanti, era conosciutissimo e stimato nel suo ambiente professionale. Ma lui non ne ha mai fatto un vanto, anzi si è sempre schermito preferendo interpretare, nella vita di tutti i giorni, il personaggio di Arky: controcorrente, anarchico, rivoluzionario (di quelli veri), appassionato di musica, di Peter Gabriel e dei Depeche Mode, polemico, irridente e irriverente, dark e solare, sensibile e guascone, forte anche se intimamente fragile. Amava circondarsi di persone vere, Gianluca, e ricambiava con la stessa genuinità. E ti seduceva con i suoi modi, con la sua simpatia, con la sua intelligenza. Bastava non toccargli la Fiorentina, o Che Guevara. O Stella.

Ora il suo corpo è cenere. Ma non il suo spirito. A fine messa, il carro funebre della Pubblica assistenza ha portato la salma a Livorno, per la cremazione. Ma ieri sera al Brulotto è stata un’altra musica. Sembrava di averlo lì: con il bicchiere in mano, quel sorrisetto insolente, gli occhi azzurri e quel modo tutto suo di dirti che ti voleva bene.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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