Attenzione
Rifiuti e degrado sulla spiaggia delle Prade
La segnalazione di Legambiente che chiama in causa Comune di Portoferraio e la Capitaneria
PORTOFERRAIO. Degrado ambientale lungo la costa della spiagge delle Prade, una delle più significative zone umide dell’Isola d’Elba. L’allarme viene lanciato da Legambiente arcipelago toscano che ieri ha inviato al sindaco di Portoferraio e alla Capitaneria di porto una lettera nella quale chiede che siano predisposti interventi per la messa in sicurezza e ripristino ambientale del tratto di costa.
Le Prade non sono fra le spiagge più suggestive dell’Elba, ma presentano una caratteristica che le rendono uniche.
La località infatti, oltre che affacciarsi sul golfo di Portoferraio e quindi offrire un panorama eccezionale e in aggiunta essere anche facilmente raggiungibile da famiglie di Schiopparello e località limitrofe, conta un certo numero di piante secolari di tamerici, recentemente oggetto di studio della Fondazione Isola d’Elba.
A segnalare l’incuria del luogo un’escursionista, che ha scritto a Legambiente allegando anche delle foto in cui si nota, al di là delle potature di oleandri, anche materiale di risulta abbandonato proprio di fronte al mare. «Le istantanee – puntualizzano a loro volta gli ambientalisti - evidenziano lo stato di incuria e compromissione di un’area della costa di Schiopparello, in prossimità del confine tra la proprietà dell'ex hotel garden, attualmente in rovina e sul quale insisteva un progetto di ricostruzione sul quale questa associazione aveva presentato puntuali osservazioni».
Sono infatti ben visibili, in aggiunta ai residui vegetali, i tratti che rimangono della “spiaggia" cementata dell'hotel Garden, distrutta per effetto delle mareggiate e dell'erosione costiera. Si nota anche una fossa imof per la dispersione dei reflui che allo stato attuale è priva di una adeguata copertura. A causa di queste macerie l'area demaniale in quel tratto è difficilmente transitabile e alcune volte impedita da un guardiano. Quindi macerie, residui vegetali ma anche l'effetto dell'erosione costiera e in più una baracca in legno a pochi metri dalla costa. Quanto basta per indurre la presidente del Cigno Verde isolano, Maria Frangioni, a chiedere al Comune le copie della concessione demaniale marittima dell'area occupata alle macerie, attuale e passate; inoltre quella dell'autorizzazione a realizzare le opere attualmente in rovina. «Ho infine chiesto – conclude Frangioni - quali interventi siano stati attivati dal Comune per la messa in sicurezza dell'area demaniale e il ripristino dei luoghi».
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