Gioco
General Electric aspetta la banchina: pronti a investire su Piombino
La multinazionale illustra i progetti per la Toscana: arriveranno sviluppo e occupazione
FIRENZE. Ci sarà da lavorare tanto. Per l’ex Nuovo Pignone di Firenze, certo. Ma, a cascata, anche per il porto di Livorno, per quello di Carrara, con l’infrastruttura di Avenza, dove ancora non è finita la maxi commessa di turbine per gli Emirati Arabi. Con 600 milioni di investimenti - quasi tutti in Toscana - l’americana General Electric (ri)porterà il lavoro pure in Valdicecina, nella zona di Volterra. Nei laboratori di Sesta che devono prepararsi a ingrandirsi. Saranno indispensabili al progetto “Galileo” del colosso americano: creare in Toscana «un centro mondiale per lo sviluppo di turbine e compressori» per il settore petrolio e gas. Che (non subito) porterà «sviluppo e occupazione pure a Piombino»: il porto, infatti, diventerà la piattaforma logistica di riferimento per le turbine del settore gas.
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MILIARDI E POSTI DI LAVORO Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, illustra il nuovo accordo fra Regione, Governo, GE, senza limitarsi a snocciolare cifre: certo, la compagnia americana, già oggi, da sola produce un fatturato di 3,5 miliardi che rappresenta quasi il 5% del Pil (la ricchezza lorda) prodotta in Toscana. Non a caso, coinvolge circa 34mila lavoratori fra diretti e indotto, rappresentando un settore «importante quanto la sanità». Inoltre con il nuovo accordo questi numeri sono destinati a crescere. Intanto, il fatturato di GE, in un quinquennio, punta ad aumentare di 1,7 miliardi in Italia. E questo «significa occupazione» ripetono tutti come un mantra. Di sicuro 500 posti di lavoro in più per ingegneri e tecnici altamente specializzati. Che dovranno uscire per lo più dalle università toscane, Firenze, Pisa, Siena e dalle scuole di alta specializzazione, come il Sant’Anna e la Normale, le eccellenze di Pisa.
CAMBIA L’INDUSTRIA Rossi, però, guarda oltre. Guarda al fatto che il progetto “Galileo” può cambiare davvero il volto all’economia della Toscana. Può renderla una regione leader nel «settore della ricerca e dello sviluppo. Concentrando in Toscana tutte le attività, dalla progettazione all’industrializzazione, trasformando la Toscana in un centro di riferimento mondiale per la produzione di turbine per il settore petrolio e gas, daremo vita a una svolta: cambieremo la qualità e la quantità (della presenza) dell’industria nella nostra regione».
GE: IN TOSCANA INVESTIMENTI A LUNGO TERMINE Non lo contraddice, anzi lo conforta l’amministratore delegato di General Electric, Jeff Immelt. Che sottolinea, soprattutto, come la sua società «sia un investitore di lungo termine in Italia e in Toscana», grazie, fra l’altro, alla qualità dei suoi ingegneri e alla sua capacità produttiva. Due qualità che fanno vendere bene il “made in Italy” nel mondo, anche quello dell’Alta tecnologia e non solo della moda, soprattutto se mantiene, come mantiene - dice Immelt - il marchio “Nuovo Pignone”.
ITALIA PORTA PER L’EUROPA In parole, povere, questo investimento da 600 milioni, che segue di poche settimane quello da altre centinaia di milioni nel settore dell’aviazione avanzata (in Piemonte, Puglia e Campania, soprattutto) non sarà “one shot”, un colpo e via. Immelt conferma che l’Italia diventa strategica per i piani di espansione che GE ha per l’Europa, una sorta di “gate” verso il continente. Con grande soddisfazione del ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi che porta l’accordo di Firenze cpome esempio sul cambio di passo dell’economia nazionale: «Fino a due anni fa non eravamo capaci di attrarre investimenti, e ora invece...».
SERVE IL PROTOCOLLO Ora siamo alla firma di un protocollo che, però, deve essere declinato. E sostenuto da un nuovo accordo con il governo che gli deve dare gambe. Stabilendo compiti e obblighi di tutti i soggetti che partecipano al progetto. Il ministro Guidi assicura che entro tre mesi, il protocollo sarà pronto e firmato. Se questo avverrà le chance per la Toscana saranno davvero molte. A illustrarle è Massimo Messeri, presidente di GE Oil&Gas.
FIRENZE Lo stabilimento di Firenze dell’ex Nuovo Pignone - spiega Messeri - sarà quello dove verranno realizzate le linee per realizzare le nuove turbine a gas (300) e i nuovi compressori (400) da produrre nel quinquennio 2016-2020. Per questo progetto saranno necessarie 6 milioni di ore di produzione «che interesseranno i siti di Firenze, Massa Carrara e anche gli stabilimenti di Puglia, Campania e Piemonte, oltre a 5 milioni di ore di ingegneria per la parte relativa allo sviluppo prodotti».
LO YARD DI AVENZA È il porto più direttamente collegato allo stabilimento e all’attività di Firenze, come ricorda Messeri. «Circa il 90% degli investimenti produttivi sono previsti in Toscana. Se lo stabilimento di Firenze è essenziale per le linee produttive delle nuove turbine, possiamo dire che Massa è complementare a Firenze per la parte del ciclo produttivo».
POLO LOGISTICO DI LIVORNO Con il nuovo accordo - ricordano Messeri e Rossi - è previsto nel quinquennio «un aumento del 50% degli attuali volumi produttivi di General Electric in Italia». Questo comporta una ricaduta «più che positiva sul polo logistico di Livorno la cui attività è proporzionale ai volumi produttivi. Perciò se noi aumentiamo del 50% è ovvio che anche l’attività logistica di Livorno crescerà di conseguenza».
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LAVORATORI DI SESTA Pure i laboratori scientifici a Sesta di Volterra «dopo aver vissuto una fase di rilancio, sotto la nostra guida - evidenzia Messeri - avranno un ruolo centrale nel nuovo progetto. Infatti, ogni modello di macchina che verrà ingegnerizzato, dovrà passare di lì. Ogni test che dovrà confermare le ipotesi ingegneristiche (per le turbine)dovrà essere effettuato lì. Per questo a Sesta devono scaldare i motori e prepararsi a ulteriori ampliamenti».
IL PIANO PER PIOMBINO Questione a parte, invece, quella di Piombino che resta fuori da questo accordo di programma, ma non dai piani di sviluppo di General Electric. Anzi. «Nel nostro progetto - spiega Messeri - il porto di Piombino non è antagonista, ma complementare di quello di Avenza: a Carrara noi puntiamo sul business dell’energia; a Piombino, con un’attività direttamente sul porto, puntiamo a un altro mercato: quello della compressione per il gas. Ma qui potremo intervenire solo dopo che la Regione avrà contribuito a costruire l’infrastruttura (la nuova banchina) che ci è necessaria». E per questo servirà anche un nuovo accordo.
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