Il Tirreno

Un’associazione per tenere aperto l’acquario cittadino

di Francesca Lenzi

Parla Roberto Bedini: «Noi garantiamo la parte scientifica, ma non abbiamo personale adeguato per tutte le attività»

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PIOMBINO. È un’eccellenza del territorio, ma non solo, rappresentando una struttura all’avanguardia, unica in Italia, che conta costanti collaborazioni con università e specialisti, e progetti a livello nazionale e internazionale. Stiamo parlando dell’istituto di Biologia ed Ecologia Marina di Piombino, diretto da Roberto Bedini, in piazza Bovio, con entrata in palazzo Appiani, a fianco dell’ingresso per gli uffici comunali. Un centro di educazione ambientale e di ricerca scientifica in continua crescita come attrazione per studenti e stranieri e per i turisti che ogni anno arrivano a Piombino. Ed è proprio questo l’aspetto che Bedini ritiene più importante, parlando dell’Ibem come di una realtà dall’alto valore scientifico, che rappresenta tuttavia anche una positiva e concreta possibilità di alternativa economica per il territorio.

Prospettive future per l’acquario. La scorsa estate fu lo stesso Bedini a lamentare un servizio inefficiente nell’ambito dell’apertura dell’acquario. «Piace a tutti, il Comune lo vuol tenere aperto per il turismo, però ci mancano le risorse umane – le parole a fine giugno del direttore dell’istituto, gestore del servizio – La nostra idea è quella di continuare a garantire la parte tecnico-scientifica, delegando il servizio di apertura e chiusura, il cibo agli animali e le normali spese di gestione ad altri, magari a un’associazione. Diverso il discorso per il museo che prevede un percorso studiato con tanto di biologo». Quella che era una proposta sembra adesso prendere la strada della concretezza: per il prossimo 3 febbraio è previsto infatti un incontro con l’Amministrazione comunale per un’ipotesi di questo tipo.

La storia dell’istituto. L’Ibem nasce nel 1980 da un’idea e dalla passione per lo studio della biologia marina di Roberto Bedini, allora studente a Pisa, aiutato inizialmente dal professore Giampaolo Magagnini, suo docente all’ateneo pisano, dal sindaco Paolo Benesperi e dal fratello Riccardo Bedini, esperto di acquari marini. Il Comune mette a disposizione i locali dell’ex falegnameria di via Mazzini, che viene trasformata in acquario marino mediterraneo con annesso il laboratorio di biologia marina, grazie anche al sostegno del dott. Mario Bucci dell’Usl di Piombino. L’inaugurazione ufficiale è datata 17 ottobre 1987, e da lì in avanti è un’ascesa continua con collaborazioni scientifiche che sin dal principio valgono rapporti con le Università di Pisa, Siena e Firenze, e il coinvolgimento in progetti e finanziamenti nazionali e internazionali. «Ma è con l’arrivo del sindaco Luciano Guerrieri e con Benesperi assessore regionale che l’Ibem acquisisce maggior credito in Italia e all’estero – afferma Bedini – con tanto di lavori per attrezzare i locali di palazzo Appiani e via Mazzini, dando vita a un importante centro di ricerca ed educazione ambientale con laboratori e attrezzature di livello». Uno degli interventi fondamentali, unico esempio in Italia anche adesso, è il sistema di pompaggio a livello del mare che consente un costante rifornimento ai laboratori per effettuare esperimenti dal vivo altrimenti impossibili. Nonostante negli anni Bedini e l’istituto di biologia siano protagonisti di pubblicazioni, progetti (come il progetto internazionale L ter sulla posidonia oceanica) e visite da parte di emittenti televisive (Linea Blu, Geo, Buongiorno Toscana, e altri), oltre che riconoscimenti prestigiosi come il “Premio Toscana Ecoefficiente nel 2005 o il 2° posto nel Premio Vespucci nel 2007, è con il mandato di Gianni Anselmi che i rapporti tra Ibem e l’amministrazione si incrinano.

Rapporti critici con Anselmi. «Anselmi, che nel programma della sua compagna elettorale aveva messo tra i primi posti il completamento del Museo del Mare, disse che non c’erano i soldi per terminare le opere, previste tra l’altro nei patti territoriali e di cui un milione giaceva al Ministero delle Infrastrutture – racconta Bedini – Peccato che uno studio effettuato dal Bic avesse determinato che il museo si sarebbe potuto tranquillamente mantenere con gli incassi dei vari settori per un ritorno d’immagine ed economico importante. Insomma, i laboratori di alta tecnologia furono trasformati in uffici comunali, e fu fatto emigrare a Porto Azzurro il museo con reperti animali protetti Cites».

Museo, acquario e tecnologia. I rapporti con l’amministrazione ripartono sotto una buona luce con la nuova giunta di Giuliani, per un centro che continua a contare importanti collaborazioni. Se nel settembre 2014 una scuola di Vallo della Lucania soggiornò 21 giorni a Piombino, realizzando un grosso lavoro di studio con incursioni nel territorio, compresa Pianosa, il prossimo 2 febbraio sarà ospite dell’Ibem il professor Barbuti, direttore del museo di Calci, al quale Bedini ha intenzione di richiedere alcuni reperti, tra i quali lo scheletro di un’orca, che impreziosirebbe i reperti già presenti nel museo (oltre 300), vero fiore all’occhiello della struttura.

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