Attenzione
Loppa degli etruschi in gioielli da indossare
Le creazioni del piombinese Gianni Misto già in mostra nelle gallerie d’arte da Berlino a Bangkok
PIOMBINO. Loppa di ferro, come se fosse il respiro della terra. A Piombino, per l'acciaieria. A Baratti per la storia: qui da sempre sulla spiaggia la memoria dell’industria metallurgica prima della necropoli di San Cerbone, pezzo forte della Populonia etrusca. Centro d’interessi e lavoro per etruschi e romani .
Ora proprio questa loppa etrusca si trasforma in arte, o meglio in gioielli, grazie di Gianni Misto, che non a caso il ferro piombinese l'ha sempre respirato. Così come l’arte, però.
39 anni, a Piombino c'è nato: «Ho frequentato la scuola a Piombino, fino alla terza media, alle Manzoni – ricorda – Al contempo studiavo disegno e pittura al Centro arti visive di Mezzacapo in Cittadella. Disegnavo anche fumetti... tant’è che in prima media ho pure vinto un concorso che ci fece volare a Mosca anche se io non ci sono andato per la varicella, ma ho regalato il biglietto a una mia compagna di classe». Comunque, a Piombino, la mamma acciaieria aveva ancora del fascino. «Ed io ho frequentato per un anno, davvero buttato via l’Ipsia sezione elettronica – aggiunge Gianni – ma l’ho cancellato dalla memoria. Successivamente mi sono trasferito a Firenze per iniziare davvero con gli studi artistici». Ed è così che Gianni Misto, da operaio specializzato mancato diventa orafo e designer, perfezionandosi nei laboratori di Firenze. «Sono nel settore dal 1993 quindi da più di vent’anni – dice ancora Gianni – Da sempre interessato all’arte,soprattutto quella contemporanea-sperimentativa».
Però in città torna spesso, a trovare genitori e amici.
«Il mio progetto artistico legato alla loppa etrusca – spiega – nasce da un input di un caro amico, Marco Bandini, consulente di marketing e innamorato dell’arte etrusca che da sempre ci accompagna nel nostro territorio. Un giorno passeggiando sulla spiaggia di Baratti e osservando con curiosità le scorie ferrose millenarie presenti ovunque sia io che Marco vedevamo due cose diverse: io, la forma e i suoi significati anche atavici-scientifici, tipo una scoria che sembra un meteorite. Marco? La via più commerciale, quella di marketing territoriale. Parlandone tutto il pomeriggio, sempre in riva al mare di Baratti, lui mi incoraggiò a sviluppare l’idea».
Da qui tentativi, disegni e nottate a pensare, poi finalmente un “flash creativo”. «Unire la scoria millenaria ai miei progetti di gioiello contemporaneo ispirati all’architettura minimalista-decostruttivista, testimonianza progettuale della civiltà del XX secolo. Dunque creare un ponte temporale tra noi e i nostri Avi Etruschi utilizzando la “loppa” come fattore estetico materico, in contrasto alle forme ben squadrate e minimali delle mie creazioni. Nasce così un’armonia degli opposti per l’estetica e un collegamento fuori dal tempo tra noi e gli Etruschi. Importante l’aiuto di Andrea Camilli perché il progetto venisse ben accolto alla Soprintendenza Archeologica Toscana: necessari i permessi per poter utilizzare la scoria». Dunque.
«Dopo aver creato i miei gioielli contemporanei – sottolinea – adesso 12 pezzi fatti a mano, ne dovrò realizzare altri progettati al computer in 3D. Vivendo a Berlino per qualche anno, fino al 2009, ho maturato il mio stile artistico e ottenuto grandi soddisfazioni dal confronto con artisti di livello e critici d’arte; anche a Berlino ho esposto i miei gioielli in due gallerie di arte contemporanea. Poi mi sono trasferito in Sud Est Asiatico dove ho avuto altri riconoscimenti esponendo per la galleria Atta di Bangkok e a Jakarta in Indonesia».
«Ora sono rientrato a Firenze,e sto progettando altri monili in 3D. A breve anche il sito web sarà aggiornato all’ultimo disegno». Insomma la loppa etrusca di Baratti, da indossare, sta già facendo il giro del mondo, sempre sull’onda della bellezza. «Grazie a quanti hanno creduto nell’idea – conclude Gianni Misto – Alcune persone sono state un punto chiave di questo progetto, sia per spunti che per valorizzazioni : Marco Bandini ma anche il professor Camilli, i galleristi Becuzzi e Pimperataam». Per chi volesse già scoprire di più website: www.giannimisto.com
Cecilia Cecchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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