Il dolore
Sgarallino, è morto il superstite
Celestino Fusari è sopravvissuto alla tragedia del piroscafo, silurato da un sottomarino degli Alleati
PORTOFERRAIO. «Lo scoppio del siluro è stato tremendo. Mi ricordo di aver detto: ho ventitre anni è sto per morire». Sono le parole con cui Celestino Fusari raccontava l'affondamento dello Sgarallino, dal quale si salvò per miracolo. Era l’ultimo superstite della tragedia dell’Andrea Sgarallino, la nave affondata dagli alleati di fronte a Portoferraio, il 22 settembre 1943. Ma giovedì 21 gennaio, all’età di 94 anni, se n’è andato anche Celestino Fusari, imbarcato con la qualifica di marinaio cannoniere.
Nel 2012 il regista elbano Stefano Muti lo conobbe di persona ed andò ad intervistarlo a Busto Arsizio dov’era nato ed ancora viveva circondato dai suoi cari.
«In quel lungo pomeriggio – racconta Stefano – che passammo insieme, ricostruì con grande lucidità e sofferenza tutte le fasi che portarono il piroscafo a salpare da Piombino e muoversi verso l’isola, incontro al terribile destino. Nel 2013, per i settant’anni dall’affondamento organizzammo, insieme al Comune di Portoferraio, alla Moby, al presidente dell’ A.N.M.I. di Portoferraio Nicola Plantamura e a Don Giorgio Mattera, una cerimonia di commemorazione. Celestino non era presente perché la sua salute non gli permetteva di affrontare lunghi viaggi. Affidò però nelle mani della nipote Valentina, una lettera scritta di suo pugno. Avrebbe dovuto legarla alla corona di fiori che venne gettata nel punto esatto in cui si inabissò il piroscafo e così fece. Con il permesso della famiglia, la pubblico qui oggi».
Nella tragedia dello Sgarallino morirono circa 300 persone. Il piroscafo stava compiendo la sua terza traversata proveniente da Piombino: era carico di militari italiani smobilitati che tornavano a casa all'isola d’Elba e di abitanti che erano stati a Piombino a cercare di rifornirsi.
Alle 9,30 lo Sgarallino si trovava oramai in prossimità del porto di Portoferraio e attaccò a costeggiare di fronte alle località di Nisporto e Nisportino. Nelle acque circostanti stava incrociando un sommergibile battente bandiera inglese, lo Hms Uproar. Vedendo la nave bardata militarmente e battente bandiera tedesca, il capitano del sommergibile ordinò il siluramento immediato.Alle 9.49 due siluri esplosero spezzando il piroscafo in due tronconi e causandone l'affondamento immediato.
Tantissime le vittime elbane in quella che è stata la tragedia in mare più sanguinosa nella storia dell'isola. I sopravvissuti, tra cui Celestino Fusari, furono solamente quattro.
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