Attenzione
Ex Lucchini, c’è uno spiraglio per il tfr
Nardi chiederà al giudice delegato di poter pagare una quota del dovuto sia ai lavoratori già assunti in Aferpi che a quelli in cig
PIOMBINO. Sono tre le strade percorribili per veder pagato il tfr ai lavoratori ex Lucchini. La prima è legata all’esame da parte dell’Inps – che farà una relazione in tempi brevi – dell’accordo di giugno per verificare la possibilità di piccole modifiche che consentano di parificare questa situazione a quella di Trieste, dove il tfr è stato appunto liquidato. Ma in questo caso fino alla sentenza della Cassazione sul danno ambientale verrebbero pagati solo i lavoratori già passati in Aferpi. E toccare quell’accordo – che prevede varie garanzie tra cui il mantenimento dell’articolo 18 – potrebbe essere pericoloso.
La seconda prevede una velocizzazione dell’esame della causa pendente in Cassazione sul danno ambientale, se verrà accolta la richiesta da parte del commissario Piero Nardi motivata con “l’emergenza sociale”.
La terza, vede ancora Nardi protagonista: il commissario infatti chiederà al giudice delegato di anticipare – nell’attesa della sentenza – il tfr a tutti i lavoratori (sia quelli già in Aferpi che quelli in cassa integrazione) non interamente ma in una percentuale che il sindacato ritiene plausibile quantificare intorno al 50-60%.
Tre strade per soddisfare il diritto dei lavoratori a vedersi corrisposto il tfr,che sono state illustrate nel tardo pomeriggio di ieri da Fim, Fiom e Uilm in un’affollata assemblea a Palazzo Appiani, che ha anticipato quella serale in fabbrica, e quelle di oggi (9-10,30 e 15-16,30).
I sindacati infatti ieri mattina a Roma hanno incontrato rappresentanti della direzione nazionale Inps, del Mise e di Aferpi, oltre al commissario straordinario Piero Nardi.
L’incontro è stato definito «positivo» dai sindacati, perché finalmente sono stati individuati percorsi concreti, e per gli impegni presi dai partecipanti, in particolare da Nardi, che ha spiegato di avere a disposizione – anche se questa non è ovviamente una novità – i fondi per pagare i circa 22 milioni di spettanze per gli ex Lucchini e Lucchini servizi.
I rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm hanno fatto anche un rapido cenno alla situazione più generale di Aferpi, spiegando che «l’incontro dell’11 febbraio al Mise è decisivo. Se non ci sarà una risposta alle nostre richieste di avere impregni dettagliati sull’acciaieria elettrica, si partirà con la mobilitazione fin dal giorno dopo». In sostanza il sindacato vuol tenere aperto ogni spiraglio fino all’11 febbraio. Li si capirà, secondo Fim, Fiom e Uilm, se il presidente di Aferpi, Issad Rebrab, sarà in grado di confermare gli impegni e soprattutto se avrà trovato i canali finanziari in grado di sostenere gli investimenti, e cioè circa 200 milioni per nuovo treno rotaie, fondamentale in un momento di crisi mondiale perché si tratta di un mercato che consente ancora margini di guadagno, e i circa 400 milioni per l’acciaieria elettrica.
Niente manifestazioni prima di quella data, dunque, come aveva proposto “Minoranza sindacale” che anche ieri ha chiesto invano – portando a sostegno le 1200 firme raccolte e le precedenti dichiarazioni del sindacato che sul punto «avrebbero deciso i lavoratori in assemblea» – un referendum in fabbrica.
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