Sicurezza
Investimenti per 40 milioni e 50 posti
Venerdì il presidente Valerio Caramassi illustrerà i dettagli in consiglio comunale: «Faremo quello che doveva fare Tap»
PIOMBINO. Venerdì 29 va in consiglio comunale il “progetto Rimateria”. Sarà un consiglio comunale monotematico sulla materia, anche se già in quello dell’8 gennaio la discussione era iniziata.
Il presidente Valerio Caramassi illustrerà nei dettagli cosa ha intenzione di fare la società che si chiamava Tap, di proprietà di Asiu (75,1%) e della ex Lucchini (24,9%).
Da qualche giorno i consiglieri hanno un documento che, a grandi linee, spiega la “mission” di Rimateria che, dopo che il servizio di spazzamento e raccolta dei rifiuti urbani è passato a Sei Toscana, avrà le gestione dei rifiuti speciali, sia quelli che già sono stoccati sul territorio e non in sicurezza, sia quelli che arriveranno in futuro quando ripartirà la siderurgia.
Qualche numero aiuta a capire meglio: un forno elettrico che produce un milione di tonnellate all’anno di acciaio ha scarti per 300mila tonnellate, 200mila di scorie riciclabili, 100mila di polveri di abbattimento dei fumi da inertizzare. E la sola discarica (abusiva) Li53 ha circa 900mila tonnellate di rifiuti speciali stoccati e adesso esposti a pioggia e vento: 300mila in superficie e 600mila sotto.
Il dato di riferimento sono i rifiuti urbani prodotti in Val di Cornia: 20mila tonnellate all’anno. Per fare quelli del forno elettrico servono quindi 15 anni.
Rimateria, che entro l’anno assorbirà Asiu che sarà messa in liquidazione, farà recupero e riciclo dei rifiuti speciali, bonifiche delle aree a rischio, smaltimento in sicurezza di amianto e rifiuti pericolosi. Inoltre ottimizzerà gli spazi nelle discariche attualmente esistenti: quella di Asiu, quella a fianco ex Lucchini acquisita di recente, l’altra ex Lucchini ormai esaurita e la Li53, abusiva e da bonificare. Il progetto complessivo prevede investimenti per 40 milioni di euro e dovrebbe portare occupazione per 50 unità, in aggiunta alle 40 rimaste dalla “scissione” di Asiu.
«A parte il nome e la compagine societaria - ci dice il presidente di Rimateria, Valerio Caramassi (gli altri membri del Cda sono Ilaria Landi e, per la ex Lucchini, Giuseppe Bonacina, ndr) - non siamo di fronte a un cambio di oggetto sociale, né di strategia. Cerchiamo solo di fare ciò che doveva fare Tap da almeno 15 anni, senza cambiare quantità e qualità dei materiali da trattare. Ne parlerò venerdì in consiglio, ma già il documento illustrativo è pubblico».
Le hanno chiesto, però, anche il piano industriale.
«Sì, però non posso dare in un consiglio comunale pubblico dati sensibili di una società che ha anche un socio privato e che si affaccia sul mercato. Però il progetto è chiaro, ambizioso e credibile. E le banche, che ci hanno riaperto le linee di credito, il piano industriale ce l’hanno».
Si parla di investimenti per 40 milioni di euro. Dove li troverete?
«Per una parte chiederemo finanziamenti pubblici, in particolare per la bonifica della discarica Li53. Siamo su un Sin (sito di interesse nazionale, ndr), per cui riteniamo di avere tutti i requisiti per chiedere un contributo per la bonifica. Poi metteremo sul mercato le quote di Rimateria che ora sono di Asiu. Ha il 75,1%, può scendere fino al 15%».
Serviranno bandi pubblici.
«E quelli faremo. Ma abbiamo intenzione di fare un “market presounding”, per valutare in anticipo le offerte delle aziende. È nostra intenzione far entrare in società chi ci può portare conoscenze e autorizzazioni che non abbiamo, per esempio per la bonifica dell’amianto, l’inertizzazione di rifiuti pericolosi, la progettazione di bonifiche. La restante parte dei fondi la reperiremo sul mercato, rivolgendoci alle banche».
Dice che cambia poco o nulla. Ma una cosa è mutata: non c’è più Lucchini, ma Aferpi.
«Aferpi ha tutto l’interesse ad acquisire dalla ex Lucchini quel 24,9% della società. Produrranno grandi quantità di rifiuti speciali, circa 300mila tonnellate all’anno con un forno elettrico, oltre a quelli delle bonifiche e delle demolizioni. Ma il nostro progetto sta in piedi anche senza di loro, abbiamo già un enorme quantità di rifiuti speciali da trattare. Certo, se ci saranno, è meglio. I nostri costi industriali ci consentono di prendere le scorie senza far pagare chi conferisce e di produrre “misto cementato” (l’ex conglomix, ndr), equivalente al calcestruzzo, a prezzo di mercato inferiore».
Si dice che prenderete rifiuti anche da fuori.
«Il materiale che già abbiamo sul territorio ci basta e ci avanza. Gli spazi che creeremo, anche razionalizzando le discariche attuali, perché di nuove non ne faremo, sono comunque inferiori alle quantità presenti. E saremo in ogni caso costretti a continuare a portar fuori i rifiuti pericolosi non inertizzabili, visto che non abbiamo un modulo per stoccarli in zona».
E l’amianto? Quando si parla di rifiuti questa parola evoca sempre molte paure.
«L’amianto fa paura nelle condizioni in cui è adesso sul territorio, libero di “svolazzare” e non trattato. Quando sarà messo in sicurezza in discarica non sarà pericoloso».
Quante persone impiegherete?
«Quando il progetto sarà a regime contiamo di avere cinquanta persone in più rispetto ad adesso. Ma se arriveranno in tempi brevi i finanziamenti per la bonifica della discarica abusiva Li53 conto di impiegarne subito una trentina».
@guifiorini
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