«Governo debole su Aferpi, gli accordi vanno rispettati»
Nicchi (Sel) insoddisfatta della risposta alla sua interpellanza da parte del Mise
che cita i dubbi del commissario Nardi e le difficoltà per realizzare la strada 398
PIOMBINO. PIOMBINO
«E' una risposta debole e insoddisfacente, segno della latitanza del ministro Guidi e della mancanza di rispetto del Governo verso la Val di Cornia». Così la deputata toscana Marisa Nicchi (Sel-Sinistra Italiana) ha giudicato la risposta del Governo sulla situazione di Aferpi alla sua interpellanza presentata al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi.
Nicchi aveva chiesto al Governo, in merito al rispetto degli accordi sulla ex Lucchini, «quale è l’azione che sta producendo fattivamente per scongiurare il disimpegno, per superare gli ostacoli che si sono realizzati, che sono emersi e per far onorare gli impegni a tutti i soggetti, a partire da Aferpi, che hanno sottoscritto l’accordo».
Il Mise dunque ha risposto col sottosegretario Simona Vicari, citando l’ultima relazione trimestrale del commissario straordinario Piero Nardi, secondo cui «i primi mesi del 2016 si prospettano assai critici sul piano della gestione corrente, sia industriale che finanziaria, con conseguenti riflessi anche sull’attuazione del piano imprenditoriale. Infatti, pur confermando il loro impegno strategico in ottonre al Mise Aferpi e Cevital hanno annunciato un primo slittamento degli ordini di smantellamento degli impianti dell’area a caldo e delle decisioni circa la scelta della migliore tecnologia di costruzione del forno elettrico. A tal proposito, si rileva che il momento di mercato è pesantemente negativo e potrebbe preludere a cambiamenti strutturali con rischi e incertezze tali da ridurre la disponibilità dei necessari cofinanziatori dei piani di investimento, piani che andranno meglio rivisti e sviluppati alla luce dei cambiamenti in atto sul mercato siderurgico europeo e mondiale. Si ritiene di conseguenza – aveva aggiunto Nardi – che si verificheranno, in ogni caso, rilevanti slittamenti per quanto riguarda investimenti e smantellamenti, il cui avvio si potrebbe collocare nel primo semestre del 2016, subordinato, comunque, alla revisione dei piani industriali e alla pianificazione finanziaria dell’azionista Cevital».
Rispetto ai piani per l’impianto agroindustriale, Nardi rileva che «i nuovi impianti dovranno sorgere negli spazi a oggi occupati dall'area a caldo dello stabilimento che andrà smantellata. Rispetto alle previsioni iniziali, il notevole calo del prezzo del rottame rende assai onerosa questa operazione, per cui l'azionista Cevital sta valutando ipotesi alternative. È stata, in ogni caso, avviata una prima parte delle demolizioni degli impianti accessori della cokeria e dell’acciaieria. Si deve precisare inoltre – prosegue il commissario – quanto alla richiesta relativa al motivo per il quale la società Aferpi abbia annunciato l’avvio di un tavolo con la Banca Europea per gli investimenti per il finanziamento dell’operazione, dopo essersi impegnata a finanziare direttamente l’operazione con 570 milioni di euro, che l’obbligo contrattuale dell’acquirente Aferpi non prevede l’effettuazione degli investimenti esclusivamente con propri mezzi».
Citati nel dettaglio gli interventi già eseguiti e quelli futuri sul porto, arriva un cenno sulla questione della 398: «Nonostante gli accordi stipulati – ha detto Vicari – e la previsione normativa contenuta nel decreto-legge del 2013, convertito poi con legge n. 71 del 2013, l’opera non è stata realizzata dalla società Autostrade a proprio carico nell’ambito del progetto dell’autostrada tirrenica. Occorrerà, quindi, trovare una copertura finanziaria per la realizzazione di questa infrastruttura viaria: occorrono circa 100 milioni di euro. In accordo con le istituzioni nazionali, regionali e locali – ha proseguito il sottosegretario – l’autorità portuale ha acquisito il progetto elaborato dalla società Autostrade e lo sta analizzando allo scopo di verificarne i contenuti. La stessa autorità portuale si è resa disponibile ad assumere la funzione di stazione appaltante, qualora siano state reperite le risorse necessarie come previsto dalle intese stipulate».
Una risposta che non ha soddisfatto Nicchi: «Siamo veramente molto preoccupati – ha detto in aula – ma credo che a questo punto il Governo debba intervenire con forza, perché l’accordo venga assolutamente rispettato, perché venga realizzato l’intero piano. La questione di Piombino – ha concluso Nicchi – è una questione del Paese, emblematica di quello che si vuole per lo sviluppo industriale del nostro Paese, se lo si vuole o non lo si vuole».
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