Sicurezza
Una città in lacrime per l’addio a Stefano
Folla per l’ultimo saluto a un uomo che ha saputo muovere le coscienze grazie al coraggio con cui ha affrontato la malattia
PIOMBINO. Quell’onda di solidarietà che si era scatenata la scorsa estate è diventata corpo e anima ieri pomeriggio nella chiesa dei Frati.
Sono arrivati in centinaia a dare l’ultimo saluto a Stefano Scandurra, il 38enne piombinese, morto mercoledì sera all’ospedale San Raffaele di Milano, dopo oltre un anno di lotta contro la leucemia linfoblastica acuta, malattia maligna e progressiva.
Parenti, amici, semplici concittadini che negli ultimi mesi hanno imparato a conoscere il coraggio di Stefano, si sono riuniti nella chiesa dei Frati in via San Francesco per la funzione che ha preceduto l’ultimo viaggio del giovane verso Livorno per la cremazione.
La chiesa dell’Immacolata è tra le più grandi in città ma non riesce comunque a contenere tutte le persone arrivate a salutare Stefano. All’inizio della funzione non si conta un solo posto vuoto, con molte persone in piedi a riempire anche le navate laterali. In prima fila i cari di Stefano: i familiari, i genitori, la sorella e la fidanzata Michela.
«A volte nella vita si perde – le parole di padre Adriano – Io dico che a volte si vince, dipende da dove guardiamo».
Pochi i passaggi rituali, molti i commenti personali del sacerdote in riferimento al viaggio doloroso di Stefano nell’ultimo anno. Aspetti privati nella vita del giovane, che i piombinesi hanno tuttavia imparato a conoscere, partecipi di un’esperienza intrisa di dignità e coraggio. Il desiderio della pace, soprattutto negli ultimi giorni, accompagnato dalla sofferenza, non tanto individuale, ma per le persone che gli sono state vicini sino all’ultimo.
Nella lotta contro la malattia Stefano, insieme alla sorella Daniela, che lo scorso giugno lanciò il disperato appello per trovare un donatore compatibile per il trapianto di midollo, ha mosso le coscienze di molti.
In più di cento si sono rivolti in estate al centro trasfusionale di Villamarina per la tipizzazione. Nessuno è idoneo, ma la storia di Stefano produce quell’onda di partecipazione e di solidarietà a cui il giovane teneva molto, tanto da lanciare la richiesta, negli ultimi giorni di vita, di donare alla ricerca contro le leucemie.
La chiesa piena di persone è lo specchio esatto dell’eredità lasciata da Stefano, guerriero coraggioso, giovane uomo in grado di consolare invece di essere consolato, nonostante la paura, nonostante la sofferenza fisica e morale.
L’ultimo saluto a Stefano ha il calore dell’Ave Maria di Bach, nella versione di Noa, intonata da Marzia Guarnaccia. Il «Grazie Stefano» pronunciato dalla cantante al termine della melodia è l’addio commosso e grato di un’intera comunità.
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