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In Sardegna l’indagine sui biglietti Moby-Tirrenia
Per la Finanza le compagnie dichiaravano meno passeggeri per risparmiare sugli oneri L’inchiesta è scattata da Sinergest, una delle società in corsa per il porto di Livorno
PORTOFERRAIO. Due milioni di passeggeri dichiarati in meno rispetto a quelli effettivi. Il tutto per non versare tre milioni di euro a favore di Sinergest, la società che gestisce il porto Isola Bianca di Olbia. È questa l’indagine aperta (e conclusa nei giorni scorsi) dalla Procura di Tempio Pausania, rimbalzata dalla Sardegna fino alla Toscana. Secondo alcuni giornali sardi l’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza ha coinvolto infatti la compagnia Moby di Vincenzo Onorato, Tirrenia (nella gestione precedente a quella dell’armatore della Balena Blu) e le altre compagnie Gnv e Saremar: sarebbero sei le persone ad aver ricevuto gli avvisi di chiusura delle indagini ratificati dalla Procura della Repubblica sarda.
La notizia dell’indagine relativa alla presunta bigliettazione alterata è stata riportata da alcune testate locali in Sardegna, che hanno ipotizzato l’estensione dei controlli, fino ai giorni scorsi incentrati sullo scalo di Olbia, anche ai porti di Livorno e Piombino. Di certo si tratta di un nuovo capitolo del rapporto in divenire tra Onorato e la Sardegna, dopo che l’armatore della Balena Blu ha messo le mani sull’ex compagnia pubblica Tirrenia (è dei giorni scorsi il parere dell’Agcm che ha dato il via libera con alcune restrizioni alla nuova concentrazione nell’ambito dei collegamenti tra il continente e la Sardegna).
Il quadro ipotizzato dalla Procura di Tempio Pausania è piuttosto elaborato: da una parte ci sono le compagnie di navigazione che avrebbero dichiarato di far viaggiare i traghetti con molte cabine vuote. Dall’altra c’è la Sinergest, la società che gestisce lo scalo portuale sardo, che avrebbe incassato 3milioni di euro in meno in termini di oneri portuali (1 euro e 14 centesimi a passeggero).
Lungo la catena di comunicazione che dalle compagnie arriva al gestore del porto sarebbero andati “perduti” due milioni di passeggeri.
Resta da capire se l’inchiesta sarda, con il coinvolgimento delle compagnie che si servono del porto di Olbia, possa estendersi anche nelle realtà toscane, dove Moby opera assieme all’ex compagnia pubblica Toremar. A oggi, però, non risulta che le Fiamme gialle abbiano compiuto sui porti di Piombino e di Portoferraio accertamenti simili a quelli condotti in Sardegna.
Interpellato sulla vicenda il patron di Moby e di Tirrenia Vincenzo Onorato ha dichiarato al Secolo XIX che «delle questioni tecniche si stanno occupando gli uffici, ma credo che si stia già risolvendo tutto». Quel che è certo è che la vicenda giudiziaria riportata dalla stampa sarda ha degli aspetti che debbono ancora essere chiariti. Gli accertamenti, infatti, risalirebbero al 2012 e 2013, anni in cui le compagnie Moby e Tirrenia erano concorrenti.
Al tempo stesso è da rilevare come l’indagine sia partita da alcuni rilievi di Sinergest (la parte che si presume danneggiata), società tra quelle in corsa per il porto passeggeri di Livorno e il cui pacchetto di maggioranza è detenuto proprio da Onorato. La Moby, alla stregua delle altre compagnie di navigazione attive sul porto di Olbia, ha imputato il disallineamento dei dati sui passeggeri all’esclusione, nelle dichiarazioni delle compagnie, dei passeggeri che hanno viaggiato gratis, a partire dai militari, fino ai portatori di handicap e ai bambini piccoli.
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