Gioco
«Al Mise garanzie sul forno o via agli scioperi»
Ultimatum del sindacato che però rinuncia alla manifestazione dell’11. “Minoranza sindacale” non ci sta
PIOMBINO. Marcia indietro del sindacato che rinuncia alla manifestazione di sostegno davanti al Mise, annunciata nei giorni scorsi per l’11 febbraio quando Fim, Fiom me UIlm si ritroveranno a Roma con Aferpi, chiamata in quella sede a chiarire i termini dell’acquisto del forno elettrico e a presentare gli sviluppi del piano industriale.
Il consiglio di fabbrica – a porte chiuse – ieri infatti ha deciso di fare a meno della manifestazione, lanciando però una sorta di ultimatum all’azienda: «Riteniamo che l’azienda nel prossimo incontro al ministero dello Sviluppo economico – dice una nota di Fim, Fiom, Uilm e delle rsu – debba presentare la tecnologia scelta, la ditta costruttrice e la lettera di intenti a garanzia dell’acquisto del forno elettrico. Per noi il piano industriale deve essere realizzato ma se ciò non avvenisse, il giorno dopo la riunione al Mise partiranno scioperi e manifestazioni dei lavoratori presso le sedi delle istituzioni locali, regionali, nazionali in quanto garanti degli accordi a suo tempo siglati».
Per il sindacato dunque «la conferma della realizzazione del piano dovrà andare di pari passo con l’aumento della solidarietà per permettere a un numero sempre maggiore di lavoratori di entrare al lavoro».
Le assemblee dei lavoratori invece sono fissate successivamente all’incontro al ministero del 26 gennaio in cui si discuterà del tfr dei lavoratori, ancora bloccato in attesa del pronunciamento della Cassazione sulla causa intentata dal ministero dell’Ambiente.
La decisione del consiglio di fabbrica non è piaciuta a “Minoranza sindacale” e “Camping cig”: «Prima il sindacato annuncia la manifestazione per l’11 febbraio – dicono i due gruppi – e ora si rimangia tutto senza spiegare nemmeno quali sono i motivi di questa retromarcia davvero poco dignitosa. Siamo profondamente delusi e preoccupati – proseguono – Dobbiamo constatare che non sono bastate le 1200 firme raccolte tra i cittadini di Piombino per poter far reagire il sindacato. Adesso, comprendiamo perché il sindacato non ha nemmeno risposto alla nostra richiesta di svolgere il consiglio di fabbrica in seduta aperta, forse avevano difficoltà a giustificare di fronte ai lavoratori, la sconfessione del loro impegno precedente di smettere di minacciare, e provare davvero a fare il sindacato».
“Minoranza sindacale” e “Campin cig” inoltre hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. chiedendo il suo «impegno a sostegno di Piombino». Riferendosi alla cessione della Lucchini alla Cevital, i due gruppi chiedono l’intervento di Renzi visto che «l’accordo sottoscritto ha avuto il pieno avallo governativo. Occorre che il progetto Piombino per essere considerato un “modello” tenga conto di tutte le implicazioni ambientali, senza tralasciare gli aspetti della sicurezza e abbia lo scopo di creare condizioni lavorative durature e non di tamponare l'ennesima crisi».(cloz)
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