Il Tirreno

IL CASO

Chiusure, a raffica, commercio in crisi nera

Valeria Parrini
L’interno di un negozio del centro (foto Paolo Barlettani)
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L’interno di un negozio del centro (foto Paolo Barlettani)

Per il vicesindaco Ferrini il comparto e i lavoratori dell’indotto sono le vittime più colpite dalla crisi

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PIOMBINO. A colpo d’occhio il dato sembra positivo. E stride con le saracinesche abbassate che si incontrano frequentemente. Nel 2015 - su circa 300 negozi - le cessazioni di attività commerciali sono state 22 e le riaperture 55. In realtà il dato dice altro. In molti casi non di esercizi ex novo si tratta ma di trasferimenti o, soprattutto, di attività chiuse e riaperte da altri soggetti. Qualcosa di simile ai subentri (l’anno scorso sono stati cinque) che, però, non presuppongono la cessazione.

Il numero è suscettibile di variazioni. Perchè chi decide di smettere o subentra al titolare, ha tempo 60 giorni per comunicarlo in Comune. E allora il saldo potrebbe risentirne in negativo.
Nel settore dei pubblici esercizi (a Piombino ce ne sono un centinaio, inclusi quelli delle strutture ricettive), in 13 casi si è fatto ricorso alla formula del subingresso mentre chiusure e aperture si sono pareggiate. Entrambe ferme a quota uno.

Il vicesindaco e assessore alle attività produttive Stefano Ferrini, non ha dubbi: i commercianti e i lavoratori dell’indotto hanno pagato e stanno pagando il prezzo più alto della crisi. Niente ammortizzatori sociali per attutire il colpo, appesantito anche dalla riduzione degli acquisti da parte di chi la cassa integrazione l’aveva.
«E’ stato un brutto Natale. Adesso speriamo nei saldi», conferma Antonio Baronti, alla guida di Confesercenti.
Che aggiunge: «A Piombino non si registra ancora quella lieve tendenza al miglioramento che si intravede in campo nazionale. La vita media delle imprese è ferma a due anni. Prima oscillava tra i 5 e i 7 anni. Chi è in cerca di un posto a volte prova a reinventarsi. Ma nel commercio non ci si può improvvisare. Per questo abbiamo attivato delle consulenze specifiche».

Il franchising è tra i rami più colpiti. I volumi d’affari da rispettare sono alti e i vincoli sono stringenti. Ma la crisi colpisce tutte le tipologie e nessuna tabella merceologica è indenne. «Il fiato corto non risparmia nessuno. Un maggior sostegno al comparto è indispensabile», chiude Baronti.

Le risposte di Ferrini per attenuare la precarietà, oscilla tra le azioni in campo per affrontare la crisi siderurgica e diversificare il tessuto economico, (il piano Cevital), e le azioni più specifiche: a partire dalla formazione degli operatori e dalle manifestazioni capaci di attrarre i visitatori.

«Grazie ai cittadini, alle associazioni e alle risorse che abbiamo potuto mettere a disposizione, per le festività natalizie siamo riusciti a costruire un calendario ricco e variegato, che ha portato presenze esterne. La strada - chiude Ferrini - è questa e deve continuare. Il finanziamento del piano attuativo dell’area di Colmata porterà all’insediamento di una quindicina d’imprese. Produrranno altro reddito da mettere in circolo, appannaggio anche del commercio».
 

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