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«Chiarezza sulle demolizioni»

Ma Aferpi precisa: al momento avviati solo smontaggi di impianti

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PIOMBINO. «Vorremmo sapere in dettaglio come saranno gestiti i vari materiali di demolizione in Aferpi che necessitano di adeguate cernite e di un corretto smaltimento».

E’ questa la richiesta di Stefano Gualerci, vicepresidente Wwf Livorno, dopo la notizia del’avvio delle operazioni di liberazione delle aree interne allo stabilimento ex Lucchini.

«All’interno del perimetro industriale – spiega Gualerci – abbiamo certamente ancora la presenza dell’amianto, ci sono olii e fluidi di vario tipo che hanno bisogno di trattamenti diversi, e per non parlare di quello che è stato interrato nei decenni nel sottosuolo. Inoltre che ruolo avrà la ex Asiu in tutto questo e quale sarà il piano di controllo e verifica da parte di Arpat e Asl durante le operazioni?».

La riflessione sulle azioni di Aferpi, quelle avviate e quelle annunciate per i prossimi mesi, peraltro non è solo del Wwf, visto che la questione delle autorizzazioni è stata sollevata da Legambiente con precise richieste a vari organi di controllo, ed emersa anche nel convegno di “Minoranza sindacale” e “Campeggio cig” di sabato scorso.

Aferpi sul punto chiarisce che al momento non sono in corso demolizioni e che quindi i lavori i avviati sono propriamente smontaggi e non richiedono autorizzazioni, mentre per gli altri interventi legati alla liberazione delle aree nello stabilimento la documentazione idonea è già stata depositata.

In ogni caso il Wwf ritiene «che una discussione aperta su questi temi sia più che mai necessaria, vista la delicatezza dell’argomento che riguarda il futuro ambientale del nostro territorio. Prendiamo atto che una vera discussione, onestamente approfondita sul risanamento e il rilancio della zona ex Lucchini non è ancora stata fatta e non bastano le parole rassicuranti se poi i tempi si allungano di mese in mese».

« Crediamo che se le istituzioni non terranno di conto di questa ultima chiamata – conclude Gualerci – sarà difficile spiegarne i motivi alle famiglie che dovranno comunque attendere anni prima di riavere un lavoro ed una certa tranquillità economica. Vogliamo lasciare alle generazioni future speranza ed un ambiente vivibile, oppure rabbia e frustrazione per tutto quello che non abbiamo voluto o saputo fare?».

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