Sicurezza
La maggioranza blinda il sindaco Giuliani
Mentre la Procura indaga per abuso d’ufficio sul caso dell’incarico alla moglie, Pd e alleati escono al momento delle interrogazioni delle minoranze
PIOMBINO. L’appello dell’assessore è arrivato alla fine. Un appello alla distensione, al recupero del confronto democratico, a una riflessione collettiva, «a un’autocritica di tutti noi, nessuno escluso» come ha ripetuto Marco Chiarei. Però l’appello è caduto in un’aula semideserta, in assenza sia del protagonista delle quattro interrogazioni (il sindaco, uscito poco prima), sia dell’intera maggioranza che aveva alzato i tacchi ripetendo lo stesso copione del precedente consiglio comunale. Ecco che il segnale di Chiarei non ha avuto la forza necessaria per convincere le minoranze.
E’ stato il punto centrale del consiglio di venerdì 8, in cui le opposizioni attendevano una risposta dalla giunta sul caso del servizio di sorveglianza balneare affidato alla moglie del sindaco Massimo Giuliani. Una vicenda per la quale, dopo l’esposto del consigliere Francesco Ferrari, il sostituto procuratore Antonio Di Bugno ha aperto un fascicolo per abuso d’ufficio iscrivendo il nome del sindaco nel registro degli indagati.
Già a fine novembre, incalzato dalle opposizioni, il vicesindaco Stefano Ferrini si era rifiutato di rispondere. E così ieri le minoranze sono tornate alla carica. Ma non appena il presidente Angelo Trotta ha introdotto l’argomento, dai banchi si sono alzati tutti i consiglieri del Pd, di Spirito libero e di Spp. E sono usciti fuori. Qualcuno è rientrato, restando però fra il pubblico. Una scelta che non ha favorito la distensione degli animi.
Il primo a prendere la parola è stato Fabrizio Callaioli (Rifondazione), che ha riletto la propria interrogazione. Partendo dal 16 aprile 2014, quando la giunta Anselmi (presente anche Giuliani, all’epoca assessore al bilancio) aveva votato all’unanimità la delibera 95 con cui veniva approvato il piano collettivo di sorveglianza balneare per la spiaggia del parco della Sterpaia, affidandone l’esecuzione attraverso un affidamento diretto al Consorzio balneare Costa est. Inoltre la giunta aveva approvato contestualmente la bozza di convenzione (poi ratificata) tra Comune e Consorzio stesso, riconoscendo a quest’ultimo un compenso di 106.877 euro lordi e stabilendo che il coordinamento del servizio di sorveglianza sarebbe stato affidato dal presidente del consorzio a Larysa Belinska, moglie di Giuliani.
In consiglio Callaioli ha ripetuto le proprie richieste: perché si è proceduto con affidamento diretto anziché con bando pubblico o quantomeno con trattativa ristretta, se furono comunque interpellati altri operatori, se siano stati acquisiti preventivi da altri soggetti, perché la capitaneria ha poi mutato indirizzo nel 2015 non essendo più indicato nella convenzione il nome del responsabile del servizio. E infine se la partecipazione dell’allora assessore Giuliani alla discussione e votazione della delibera non sia considerata in violazione dell’articolo 78 comma 2 del Testo unico degli enti locali, che impone agli amministratori di astenersi dal prendere parte alla discussione e votazione di delibere riguardanti interessi propri o dei loro parenti e affini sino al quarto grado.
Anche Carla Bezzini (Un’altra Piombino) e Daniele Pasquinelli (M5s) hanno riletto le loro interrogazioni, più o meno sovrapponibili.
Francesco Ferrari (Fdi-Forza Italia) ha fatto invece alcune considerazioni, ricordando il recente rifiuto del vicesindaco Ferrini di rispondere («atto gravissimo e non democratico») e stigmatizzando l’abbandono dell’aula da parte della maggioranza.
Chiarei ha risposto sostenendo di voler «fare un passo avanti per migliorare i rapporti istituzionali che questa vicenda ha minato» e «per recuperare il confronto istituzionale, politico e partitico degno di quest’aula». Nel merito, Chiarei ha messo agli atti una risposta scritta, che pubblichiamo qua sotto. Ma il suo appello non ha fatto presa.
«I rapporti - ha ricordato per esempio Callaioli - sono stati minati da tempo da questa maggioranza, basti citare la vicenda dei consigli di quartiere».
La risposta di Chiarei. «L’amministrazione comunale conferma la piena legittimità dell’affidamento diretto al Consorzio balneare del piano collettivo di salvamento sia per ragioni di unicità e tipicità del servizio che per la convenienza economica dell’ente».
Comincia così la risposta scritta dell’assessore Marco Chiarei. Che prosegue: «Il Pcs nasce nei 2008, anno in cui il Comune di Piombino ha ottenuto per la prima volta la certificazione Bandiera blu. Tra i requisiti obbligatori vi è quello della sorveglianza balneare. Le ordinanze della capitaneria stabiliscono che per definire presidiata una spiaggia occorre un assistente bagnante ogni 80 metri lineari. E’ possibile derogare solo con Pcs organici che uniscano parti pubbliche e in concessione. In particolare il Pcs copre circa 8 km di spiaggia di cui soltanto circa 2 km in concessione. Il Piano oltre a garantire il coordinamento unitario definisce l’assunzione della piena responsabilità della corretta attuazione del piano stesso, requisito indispensabile per ottenere la deroga. Questo apprezzabile risultato di unitarietà del presidio è percorribile solo con la collaborazione dei privati titolari delle concessioni. In mancanza di un Piano unitario il Comune per ottenere la Bandiera blu avrebbe dovuto collocare un bagnino ogni 80 metri sulla spiaggia pubblica per un totale di 75 torrette a un costo assolutamente insostenibile. Per verificare la congruità del costo sostenuto è stata svolta nel tempo più di un’indagine di mercato richiedendo preventivi ad altre società. Da tale indagine risulta un notevole risparmio per il Comune. Tutti gli atti sono pubblici e disponibili presso il servizio Ambiente».
«L’indicazione o meno del nominativo del coordinatore di spiaggia all’interno del Pcs allegato alla delibera è indifferente in quanto l’art.1 comma 4 dell’ordinanza di sicurezza balneare 2013 (tuttora vigente) emessa dall’ufficio circondariale marittimo recita: “I comuni costieri e le associazioni di concessionari che intendono organizzare il servizio di salvamento per conto dei propri associati devono far pervenire all’autorità marittima le generalità del legale rappresentante dell’impresa affidataria, o comunque il nominativo della persona responsabile dell’attuazione del Piano”. Pertanto nel Pcs allegato alla delibera 95/2014 erano presenti entrambi i nominativi, mentre nel Pcs allegato alla delibera 82/2015 vi era soltanto il nominativo del legale rappresentante da cui discende che nell’art.4 della convenzione (tra Comune e Consorzio balneare) si richiede espressamente l'indicazione del nominativo del coordinatore di spiaggia».
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