Gioco
Anselmi assicura sul futuro del punto nascita
«Ma la volontà politica non basta, bisogna lavorare per far risalire il numero dei parti»
PIOMBINO. Una stretta ulteriore sulle deroghe.
I reparti maternità che non superano i 500 parti annui devono essere chiusi perchè considerati insicuri. Il ministro Beatrice Lorenzin è stata molto chiara nelle dichiarazioni seguite alla serie drammatica di morti in sala parto.
Le sue parole riportano in primo piano il futuro del punto nascita di Villamarina. Dove nel 2015 i nati sono stati appena 275. Con un calo dell’8 per cento rispetto all’anno precedente .
Pochi parti anche all’ospedale di Portoferraio, protetto,però, dall’elemento dell’insularità. Come per le comunità montane, le deroghe sono fattibili.
Pur in presenza di una diminuzione generalizzata delle nascite in tutto il Paese, la quota raggiunta a Villamarina rischia di cozzare con la volontà politica più volte espressa dalle istituzioni locali.
Per il consigliere regionale Gianni Anselmi le parole del ministro non cambiano la posizione maturata in ambito regionale, espressa pochi mesi fa in una nota scritta a quattro mani da lui stesso e dall’assessore alla Sanità, Stefania Saccardi.
«Certo è - afferma l’ex sindaco di Piombino - che è necessario invertire la tendenza del calo continuo di parti. Si devono creare le condizioni per una ripresa nei numeri».
La volontà politica, insomma, sa sola non può bastare a proteggere Maternità.
Anselmi sottolinea la sicurezza del reparto. Nessuna ombra. Nessun caso sentinella. E la qualità della risposta, consolidata dall’introduzione del parto senza dolore.
Le altre carte da spendere a favore del mantenimento del reparto restano la posizione geografica, la distanza con Cecina (50 chilometri) e Grosseto (70). E una viabilità che non aiuta.
In sostanza si lavora per dare una prospettiva al reparto. Una scelta che va oltre i numeri. Ma al tempo stesso si spera che quei numeri, quando la crisi morderà meno, cambino in meglio. Solo così le garanzie potranno essere sufficienti. Ed è per questo che conterà molto anche la capacità di captare la domanda espressa dalle donne del comprensorio e dell’Alta Maremma. Un elemento, quest’ultimo, che fa registrare qualche passo avanti.
«C’è da dire anche - conclude il consigliere regionale - che nella riforma sanitaria toscana non si parla di punti nascita mentre la redistribuzione dei ruoli attiene sempre più alla conferenza dei sindaci e alla direzione dell’Azienda sanitaria competente».(v.p.)
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