Sicurezza
«L’ospedale è una scatola vuota, ecco perché i medici rifiutano»
Il sindaco di Portoferraio attacca il commissario Asl De Lauretis: «Nessun giovane professionista sceglie di lavorare in un presidio che è stato trasformato in poco più di un pronto soccorso»
PORTOFERRAIO. «I medici decidono di non venire a lavorare all’Elba, perché negli anni il nostro ospedale è stato desertificato». È una posizione chiara, quella che il sindaco di Portoferraio Mario Ferrari esprime in una - ennesima - lettera aperta di protesta inviata al commissario straordinario dell’Asl, Maria Teresa De Lauretis. L’argomento, ancora una volta, è la cronica carenza di organico nel presidio ospedaliero di Portoferraio. Il sindaco Ferrari scrive al commissario dopo che la stessa De Lauretis, a inizio dicembre, aveva spiegato come numerose selezioni pubbliche non hanno prodotto risultati, visto che tutti i medici hanno rifiutato l’incarico all’Elba.
«Lei ci riferisce – scrive Ferrari rivolto al commissario De Lauretis – che nessun medico vuol venire a prestare servizio all’Elba e che tutti i tentativi di ricoprire i ruoli vacanti sono stati infruttiferi. Bene. Si domandi, come abbiamo fatto noi, perché». E la risposta del sindaco è piuttosto precisa. «Chi in passato si trasferiva nel nostro presidio sanitario non lo faceva certo per le belle spiagge ed il clima favorevole che l’Elba offre – spiega Ferrari – è evidente che un medico valuta aspetti ben diversi, in primis quello della crescita professionale e gratificazione per un lavoro difficile e carico di responsabilità. Forse potrebbe essere utile ricordare che medici provenienti dalla Liguria e dal Lazio operavano nel locale reparto ortopedia quando c’era un primario, il dottor Boni, che manteneva viva una sala operatoria; non c’erano problemi di personale quando la pediatria aveva un primario, il dottor Rizzo, entrambi pensionati ormai da anni e mai sostituiti nell’ottica regionale dei primari a scavalco, metodo ottimo sotto l’aspetto economico, ma disastroso sotto l’aspetto della funzionalità dei servizi». Da quel momento, secondo il primo cittadino di Portoferraio, è iniziata la progressiva riduzione del personale. «Non solo nei reparti citati – aggiunge Ferrari – potremmo aggiungere per esempio la radiologia dove l’unico medico rimasto è stato massacrato per mesi durante i quali, al normale orario di lavoro ha dovuto aggiungere la reperibilità nelle 24 ore. E quegli stessi medici che ci hanno lasciato con richiesta di trasferimento sono ora a lavorare in altri servizi, Piombino compreso. In altre parole la desertificazione dell’ospedale, e la sua trasformazione in un contenitore sempre più povero di professionalità e di prestigio, al contempo arricchito di responsabilità e turni di lavoro intollerabili, sono le motivazioni per le quali i medici non vengono più a lavorare all’Elba in pianta stabile. Adesso è improbabile che un giovane medico, magari per un primo incarico, desideri venire in un reparto senza una guida primariale, senza poter condividere scelte spesso difficili sul piano diagnostico e terapeutico, o decidere se e quando trasferire una bambino, se e quando aprire la sala operatoria, una sala operatoria aperta ormai con il contagocce e per banalità. Il nostro presidio è stato trasformato in una sorta di "Deserto dei Tartari" e ora, quale giustificazione, si dichiara che le selezioni ed i concorsi vanno deserti».
Il sindaco replica a De Laueretis spiegando come «quello che sta accadendo – scrive Ferrari – non è frutto della casualità, ma il risultato di una politica sanitaria programmata e consapevole che da anni sottrae risorse all’Elba e le sostituisce con palliativi, è il risultato di un preciso programma in conseguenza del quale l’ospedale di Portoferraio è divenuto un pronto soccorso dove si stabilizzano i malati e si trasferiscono con l’elisoccorso, ormai quotidianamente, e più volte al giorno, in volo sul cielo elbano. E non meravigliamoci di tutto questo, non cerchiamo giustificazioni che hanno il sapore amaro del raggiro, non diamo la responsabilità ai medici “cattivi” che si rifiutano di prestarci soccorso. Quello che è accaduto non è stato certo un processo rapido, ma studiato, programmato ed attuato con i tempi giusti, anche atraumatico, se vogliamo, perché ha approfittato di quella imperdonabile caratteristica-dote umana che si chiama sopportazione, ma anche perché molti di coloro che sono occupati in questi anni del problema sanità elbana, pur avendo il titolo per parlare, non ne avevano le giuste competenze».
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