Il Tirreno

DUE MESI DOPO IL NUBIFRAGIO

«Al Comune chiedo solo due camion di terra»

di Alessandro De Gregorio
Enrico Salvadori con il suo Ape
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Enrico Salvadori con il suo Ape

Enrico Salvadori ha già ripristinato gran parte del sentiero dei Cavalleggeri. Ma alcuni punti sono da mettere in sicurezza. «A Fosso alle canne ci penso io»

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PIOMBINO. «A me basta che il Comune ci fornisca un paio di camion di terra. Poi a distribuirla e spianarla ci pensiamo noi». Enrico Salvadori, il “Robinson Crusoe” di Fosso alle canne, non si arrende. Aveva 23 anni quando costruì quella specie di casa del popolo sulla spiaggia e sistemò il sentiero dei Cavalleggeri. Ora di anni ne ha 74, gli acciacchi si fanno sentire ma lui non molla.


Il nubifragio di fine ottobre ha devastato tutto, sentiero compreso. Lui si è rimboccato le maniche e come una formichina ha ricominciato daccapo. Nei giorni scorsi sono andati a dargli una mano anche alcuni volontari, chiamati a raccolta da Massimiliano Santini. Volontari che sono pronti a tornare, dice Salvadori: «Il sentiero ora tutto sommato è tornato praticabile ma ci sono alcuni punti ancora da mettere in sicurezza. Non solo perché è impossibile passarci con un passeggino o una carrozzina, ma proprio perché bisogna creare un nuovo canale in previsione di nuovi eventi calamitosi come l’ultimo».

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Per mostrarci meglio la situazione ci porta a fare un giro con il suo piccolo Ape. Si parte da Calamoresca. Superiamo l’ex centralina e incrociamo una squadra di cacciatori in battuta al cinghiale, qualche podista, alcuni giovani con la mountain bike. «In questi giorni di festa c’erano centinaia di persone - dice Salvadori - e una donna è pura caduta. Guarda lì». Indica un cumulo di pietre sulla salita della cava. Quelle pietre le ha spostate lui insieme ai volontari.

 

 

Le hanno messe sulla destra, lasciando libero quel che rimane del viottolo. La strada infatti è spaccata, il fiume uscito dalla macchia ha creato un letto profondo un metro: «Qui bisogna arginare bene in modo da governare il deflusso delle acque. Il percorso è cambiato, inutile riempire questo fosso».
Salvadori conosce questa macchia meglio di chiunque altro. Fa protezione civile, ambientale, antincendio e umanitaria da cinquant’anni. Su e giù con quell’Apino, quando guida pare Niki Lauda. Dopo l’alluvione, a ogni viaggio porta via un quintale di legna tra quella finita sulla spiaggia. Legna che poi torna lì, riciclata in qualche modo. Ricicla tutto, Robinson: per dire, con le gomene portate dalle mareggiate ci ha fatto delle comode sdraio.
Via, si riparte. Costeggiamo il promontorio e come sempre, inesorabilmente, lo sguardo è rapito dal panorama sulla sinistra. Le calette, l’Elba, Palmaiola, l’ombra della Corsica. Il cielo grigio non sminuisce la magia, anzi.

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Ci fermiamo alla curva del rio Santiccioli. Troppo ripida e stretta, è pericoloso restare sul cassone dell’Apino. Qui il fiume alluvionale aveva spaccato tutto, lasciando un muro di pietre. Tutto liberato, ma non solo: il ripristino della carreggiata è un piccolo capolavoro. Per delimitare e irrobustire i margini della strada sulla curva, dove c’è uno strapiombo, sono stati messi alcuni tronchi, bloccati da tondini di ferro piantati per 40 centimetri nella roccia: «Ma non è ancora sicura, devo costruire un guardrail, un passamano soprattutto per i bambini».


Via di nuovo sull’Apino. Da qui in poi il sentiero è tornato quasi come prima. Superiamo il bivio per Spiaggialunga e scendiamo a fittone nella macchia.
Spuntiamo infine a Fosso alle canne. Lo scenario è cambiato. Non c’è più il campetto per i bambini, non ci sono più le statue di legno, non ci sono più molte cose. Non ci sono più neanche le tamerici che Salvadori aveva piantato da giovane. Soprattutto non c’è più il muro in pietra intorno alla “casa” di Robinson: 38 metri di muro, per circa due di altezza. Tutte quelle pietre ora sono sulla spiaggia. «Per costruire quel muro ci misi due anni, ora devo farcela in due mesi» dice Salvadori. Che sarà anche invecchiato, ma non ha perso né la grinta né l’incoscienza. «Qui entro l’estate deve tornare tutto come era».
Da giugno a settembre Salvadori vive in questo piccolo appezzamento riscattato dalla “Populonia italica”. Nel resto dell’anno la struttura è aperta a tutti. Per questa “casa” sulla spiaggia si è beccato una denuncia per abuso edilizio e 4.300 euro di sanzione, che sta pagando a rate. Uno penserà: perché ha costruito questa residenza in un parco pubblico. O per i muretti a secco. Macché: il grosso della sanzione è per una “siepe” di canneggiole rimuovibili. «Questo è il ringraziamento... ma tanto lo so chi e perché ha fatto questo. Pazienza. Io di qui non mi muovo».

 


Salvadori è deciso: anche la prossima estate la trascorrerà qui. Godendosi la famiglia, assistendo le persone in difficoltà, portando via la spazzatura.
Dopo l’alluvione, l'assessore Claudio Capuano inviò sul posto per un sopralluogo il geometra Silvia Tempestini. «Dissero che del sentiero se ne sarebbe occupato il Comune. Io ruspe non ne ho viste e ho deciso di arrangiarmi. Non mi piace protestare, preferisco chiedere con educazione. E quindi, con educazione, chiedo due camion di terra. Mi basta che la scarichino lì, alla cava. Poi a radunare gente e a fornire pale, picconi e rastrelli ci penso io».
 

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