Il dolore
«Questa città va ridisegnata a 360 gradi»
L’ex assessore Martina Pietrelli, con Costa Toscana Cambiaverso, ha illustrato l’atto che ha portato alla sua cacciata
PIOMBINO. Rottamato l’assessore, il Comune non potrà permettersi di rottamare anche l’atto di indirizzo sull’urbanistica. Anche chi si è messo di traverso in giunta dovrà prenderne atto, chiunque sia il nuovo titolare delle deleghe: Piombino è una città che va ridisegnata a 360 gradi, perché la vecchia economia ormai ha il fiato grosso, sempre che ne abbia ancora. E, oltre a un progetto a media scadenza, che tracci le nuove regole generali, serviranno interventi puntuali per consentire in tempi brevi investimenti a chi ha già manifestato il proprio interesse. È il caso della centrale Enel, ma anche il “masterplan” di Aferpi necessita di rivedere alcune cose. Al tempo stesso, grazie anche agli incentivi regionali, ci sono decine di aziende che aspettano solo gli strumenti necessari per sbarcare sul promontorio.
Lo ha detto chiaramente, martedì sera nella saletta rossa del Comune, l’ex assessore Martina Pietrelli che, con l’associazione Costa Toscana Cambiaverso, ha illustrato il suo atto di indirizzo. Quello che non è passato in giunta e che, in un certo senso, ha determinato la sua cacciata. Ma anche il sindaco Giuliani ne è convinto, tanto che un atto analogo, solo più tecnico, sarà presentato entro il mese di gennaio. Del resto i rapporti fra i due sono sempre stati buoni e la frattura nasce da ben altri motivi.
«Il mio era un atto di indirizzo politico - ha spiegato Martina Pietrelli - che quindi dava delle linee che poi gli uffici avrebbero dovuto seguire. Ma al tempo stesso metteva scadenze precise. Sono convinta che tante cose possono esser fatte entro il 2016. Anzi, penso che debbano esser fatte, perché Piombino non ha più tempo da perdere».
Le manifestazioni di interesse su Piombino sono molte, ma mancano gli strumenti per dare risposte. «L’atto ruotava su ripianificazione delle aree industriali, rafforzamento dei settori produttivi non industriali, potenziamento dell’economia turistica, riuso del patrimonio edilizio esistente e previsioni legate al patrimonio pubblico. Insomma, tracciava nuove regole capaci di rimettere in moto l’economia. Mi auguro che qualcosa di simile sia fatto in tempi brevi, lo dico per la mia città».
Di fronte a una sala gremita, Martina ha poi illustrato il contenuto dell’atto di indirizzo che si articola su sei temi chiave. Sono 1) la ripianificazione delle aree industriali; 2) il rafforzamento dei settori produttivi non industriali; 3) il potenziamento dell’economia turistica; 4) il riuso del patrimonio edilizio esistente; 5) la città pubblica; 6) l’adeguamento al piano paesaggistico. Il punto chiave è ovviamente l’1, visto che si libereranno alcune centinaia di ettari di territorio, quelli ora occupati dai capannoni dismessi della fabbrica, peraltro in gran parte da bonificare. È chiaro che ci saranno da affrontare temi chiave, come il tracciato della 398 e della ferrovia, verso la città e il porto, la trasformazione di aree industriali in urbane, il collegamento con il quartiere Cotone-Poggetto, ma anche la memoria industriale come fattore di attrazione e di cultura.
Altri punti decisivi dell’atto sono il 2, il 3 e il 4. L’obiettivo dell’atto era rendere possibili trasformazioni e interventi che le regole di oggi non consentono. Si ipotizzava di intercettare investimenti in settori non tradizionali dell’economia, in particolare nel turismo, dove va potenziata la recettività diversificando anche il tipo di offerta. Un atto quindi, che voleva cambiare la filosofia di crescita di una città per troppi anni rimasta legata a un’economia monoindustriale che ormai ha fatto il suo tempo e si scontra con un mercato mondiale altamente concorrenziale, se non troppo. Del resto, incastonato fra Punta Ala e Baratti, fra Campiglia, Suvereto e l’Elba, questo territorio può iniziare davvero a pensare con una testa diversa, per lasciar qualcosa alle prossime generazioni.
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