Il Tirreno

Nardi fa causa a Severstal: «Restituisca 180 milioni»

di Cristiano Lozito
Piero Nardi (foto Paolo Barlettani)
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Piero Nardi (foto Paolo Barlettani)

Per i consulenti legali della Lucchini i pagamenti di materie prime non erano dovuti nei 12 mesi precedenti all’ammissione della procedura di amministrazione straordinaria

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PIOMBINO. Piero Nardi chiede la restituzione di 180 milioni a Severstal, ex padrona della Lucchini, per una causa legata al pagamento di forniture di materie prime nel 2012.

E’ lo stesso Piero Nardi, commissario straordinario della Lucchini, a spiegare nella sua relazione trimestrale che si tratta di una causa «con ampi margini di incertezza» ma che considerando «l’importo in gioco, è stato comunque avviato il contenzioso, anche per non incorrere nella prescrizione».

La causa è stata avviata dalla Lucchini As dopo le verifiche richieste ai propri consulenti legali, che hanno approfondito la sussistenza «dei presupposti oggettivi richiesti dalla legge per promuovere eventuali azioni revocatorie nei confronti dei pagamenti eseguiti da Lucchini verso fornitori commerciali nei 12-6 mesi che hanno proceduto l’ammissione di tale società alla procedura di amministrazione straordinaria».

Questo è il punto: l’articolo 65 della Legge fallimentare prevede che i pagamenti ai creditori sono privi di effetto in una particolare casistica temporale che include il periodo in cui venne pagata la cifra di 180 milioni a varie società del gruppo Severstal che fornivano materie prime alla Lucchini. I consulenti legali hanno dunque ritenuto che quei pagamenti fossero «revocabili e quindi inefficaci», così da avviare la causa con le notifiche delle citazioni a tre società della galassia Severstal, e cioè Pbd Coal, Ao Karelsky Okatish e Pao Severstal.

Nella sua relazione Piero Nardi precisa anche la situazione dello stato patrimoniale della società: al 30 settembre dunque in cassa rimanevano 90,7 milioni di euro, somma in grado di soddisfare i creditori privilegiati.
Intanto Aferpi – secondo quanto riferito da fonti governative nell’incontro al Mise di martedì scorso – conferma i suoi piani, che dovrà dettagliare nell’incontro fissato a Roma per il 19 gennaio quando al ministero dello Sviluppo economico la società presideuta da Issad Rebrab dovrà scoprire le carte relativamente all’acquisto del forno elettrico.

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Concluso l’esame delle offerte, effettuato dallo stesso Rebrab, si capiranno i tempi in cui effettivamente Aferpi sarà in grado di firmare il contratto per l’acquisto dell’impianto. Sempre il 19 gennaio è atteso il piano per gli smantellamenti della vecchia acciaieria (intervento fondamentale anche per il progetto del completamento della strada 398) e per lo smontaggio dell’altoforno che, stando alle ultime dichiarazioni della società algerina, sarà trasferito in Brasile dove Cevital ha progetti industriali simili a quelli prospettati per piombino.<QM>

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