Sicurezza
Chiave bulgara, i colpi sono ventitré
Chiuse le indagini da carabinieri e pm Mannucci: un georgiano in carcere, un lituano ricercato, due da identificare
PIOMBINO. Oltre venti furti in appartamento, quasi tutti a Piombino e un paio a Venturina, dai primi di agosto a metà novembre: la banda della “chiave bulgara” è stata a lungo un incubo per il promontorio. Il bottino è stimato in oltre centomila euro, purtroppo al momento niente è stato recuperato.
Adesso, però, l’incubo è finito e il pubblico ministero Massimo Mannucci ha chiuso le indagini sulla banda, effettuate da Compagnia e Norm dei carabinieri, che hanno portato in carcere un georgiano di 26 anni e permesso di individuare uno dei complici, un lituano di 31, attualmente ricercato. Altri due sono in fase di identificazione, certo è che da metà novembre non sono stati registrati più colpi con questa tecnica nella zona, mentre alcuni episodi sono stati segnalati nel livornese.
I carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Piombino, dopo il primo arresto di Elguja Pkhakadze, nato a Kutaisi in Georgia, 26 anni, senza fissa dimora in Italia, avvenuto l'11 novembre scorso mentre con altri complici tentava il furto con l'utilizzo della chiave bulgara in un appartamento di viale Amendola, non si sono fermati al primo successo e hanno iniziato un paziente lavoro di analisi sugli elementi in possesso - tra i quali hanno avuto particolare importanza il telefono cellulare sequestrato all'arrestato e alcuni filmati registrati dalla telecamera del sistema di videosorveglianza che si trovava all'interno di uno delle case visitate dai ladri - che ha consentito di attribuire alla banda 23 furti nel periodo compreso tra il 13 agosto e l'11 novembre 2015, avvenuti prevalentemente nel centro di Piombino, solo un paio sono nella zona di Venturina Terme.
La banda è così risultata composta da quattro uomini tra i quali il georgiano, tuttora in carcere nella Casa Circondariale di Livorno, e il lituano Andrius Butkus, 31 anni, colpito da ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Antonio Del Forno del Tribunale di Livorno. Restano, come detto, da individuare gli altri due complici.
I quattro uomini, dimostratisi dei veri professionisti del crimine, utilizzavano cellulari di primissima generazione, del costo di poche decine di euro, con rubrica priva di contatti, e contenenti sim card intestate in maniera fittizia a persone fisiche inesistenti. Si trattava di cellulari e sim card utilizzate esclusivamente per motivi di lavoro pronti ad essere gettati al minimo sospetto di essere stati scoperti così come avvenuto il 18 agosto quando, entrati all'interno di una abitazione in località Ghiaccioni, accertarono l'esistenza di una piccola telecamera collegata al sistema di videosorveglianza interna che comunque non impedì di appropriarsi di alcuni monili in oro e apparecchiature elettroniche. Dopo il furto distrussero i cellulari, bruciandoli insieme alle sim card.
Ma qui hanno commesso il primo errore, dimostrandosi professionisti del mestiere ma non infallibili: le numerose schede utilizzate erano intestate in maniera fittizia alla stessa persona, anche se inesistente tanto che due giorni dopo averli bruciati, hanno utilizzato nuove sim, ma con lo stesso nome. I carabinieri lo hanno scoperto, hanno tracciato i tabulati, ed è anche per questo che è stato possibile ricostruire la composizione dell'intera banda.
La visione dei filmati registrati e l'analisi del traffico telefonico generato sia dal cellulare sequestrato a Elguja Pkhakadze sia dalle utenze cellulari contattate dallo stesso nei mesi precedenti il suo arresto, hanno permesso di monitorare i movimenti della banda associando conseguentemente la presenza della stessa nei giorni e orari dei furti. Adesso le indagini proseguono serrate, ci sono buoni motivi per ritenere che il ricercato e gli altri due siano ancora sul territorio italiano: probabilmente hanno solo cambiato zona, ma continuano a colpire.
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