Il Tirreno

Il gruppo Piacentini compra la centrale

di Guido Fiorini
Il gruppo Piacentini compra la centrale

In questi giorni la firma del contratto preliminare. La grossa società emiliana collaborerà con Luis Vuitton per il “mall”

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PIOMBINO. Grosso passo avanti nel progetto di trasformazione della centrale Enel di Tor del Sale. Sarà firmato in questi giorni, infatti, il contratto preliminare di vendita dell’intera struttura al Gruppo Piacentini di Montale, nel modenese. La grossa azienda emiliana, ancora interamente controllata dalla famiglia Piacentini, acquisisce l’area industriale in collaborazione con Luis Vuitton. L’intenzione, ormai nota, è di demolire l’enorme costruzione industriale, lasciando in piedi solo le due ciminiere che da tanti anni “violentano” lo splendido panorama del golfo, per realizzarci un laboratorio ambientale, collegato all’oasi Wwf che è a fianco e un “mall”, un centro commerciale per grandi marchi. Sono alcune centinaia i posti di lavoro previsti, tanto che il Comune segue passo passo, con grande interesse, l’evoluzione del progetto. Contraria è invece la Confesercenti, che teme un impatto troppo forte sul tessuto del piccolo commercio di Piombino e della vicina Follonica.

Il gruppo Piacentini. La storia imprenditoriale legata al nome Piacentini ha inizio nell’immediato dopoguerra, a Palagano, nell’Appennino modenese. Era il 1949 quando Stefano Piacentini diede vita alla prima delle aziende create e gestite dal gruppo di famiglia. Risale all’inizio degli anni ‘80 il passaggio del testimone alla seconda generazione: nel 1981 nasce Piacentini Costruzioni Spa, ancora oggi interamente controllata dalla famiglia Piacentini. Fin dall’inizio l’impresa si caratterizza per la specializzazione nella costruzione di opere pubbliche, civili e industriali; il suo know-how trae origine dall'intensa attività svolta nell’ambito della realizzazione di opere infrastrutturali, per lo più ponti e strade. Con la nuova gestione la società inizia a guardare oltre frontiera, analizzando le esigenze ed esplorando le opportunità rappresentate dai mercati esteri. Negli stessi anni inizia a svilupparsi l’intuizione del fondatore del gruppo, orientare la società verso lo sviluppo di tecnologie innovative: l’utilizzo di paratie metalliche (palancole), già in auge nel Nord Europa, ma che fino a quel momento, in Italia, erano conosciute solo a livello accademico. Si tratta in sostanza di profilati speciali che permettono di sostituire le classiche paratie in cemento con grandi vantaggi, anche economici. Dal 1982 il gruppo cresce con un ritmo intenso: la società diventa una delle aziende leader al mondo nel settore delle palancole metalliche e delle paratie metalliche.

Piacentini Costruzioni è direttamente presente in Costa Rica, con la Piacentini Costruzioni Costa Rica, in Libia, con la Piacentini Costruzioni Lybian Branch, in Svizzera, dove opera la società Tecnoterra Sa, in Indonesia con PT Piacentini Turchi Indonesia e in Brasile con la società Piacentini Tecenge do Brasil. Il gruppo è presente con uffici di rappresentanza e società compartecipate in Marocco, Serbia, Papua Nuova Guinea e Polonia. Le realizzazioni del Gruppo Piacentini sono presenti in tutto il mondo: Africa, Medio Oriente, Caraibi, America centrale, Indonesia, Kazakhstan, ed in Europa.

Fra le tante opere in corso di realizzazione Piacentini Costruzioni partecipa alla realizzazione delle opere che porteranno alla costruzione del Mose di Venezia, un ambizioso progetto stimato in 5 miliardi di euro e finanziato dal Governo e da Unesco con l’obiettivo di salvare Venezia dall’erosione delle acque alte.

Gli strumenti urbanistici. «Siamo pronti a dare gli strumenti urbanistici necessari»: lo ha detto, sabato mattina durante la conferenza stampa del Pd, il sindaco Massimo Giuliani. È chiaro che, per trasformare l’area industriale in commerciale, dovrà intervenire il Comune. E, visto il grosso valore dell’investimento, sarà necessario che ciò avvenga in tempi relativamente brevi. Al tempo stesso sta andando avanti l’iter con il ministero dell’Ambiente per la bonifica dell’area, propedeutica alla trasformazione.

Al termine dei lavori al posto dell’impattante centrale ci sarà una struttura leggera, alta solo sei metri, in legno e su palafitte. Al posto dei quattro serbatoi dell’olio combustibile saranno realizzati altrettanti laghetti.

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