La manifestazione
Cinque mesi per evitare il dissesto
Comune al lavoro per sbrogliare la matassa finanziaria e definire un piano di ristrutturazione del debito da 5 milioni
RIO NELL’ELBA. Cinque mesi, sei al massimo. È il tempo che il Comune di Rio nell’Elba si prenderà per risolvere il rebus dei conti e per provare a definire un piano pluriennale di risanamento.
A giugno, dunque, l’amministrazione comunale saprà quale strada imboccare per rimediare ai disallineamenti - gravissimi - dei conti comunali: presentare un piano di riequilibrio finanziario spalmato su più anni con il placet della Corte dei Conti o, alzare bandiera bianca e dichiarare il dissesto finanziario. Ipotesi che il sindaco Claudio De Santi intende scongiurare, basti pensare che nel drammatico consiglio comunale di venerdì ha dichiarato di volersi dimettere in caso di dissesto.
Il consiglio comunale al teatro Garibaldi ha aperto ufficialmente la crisi dell’ex Comune minerario. Il primo cittadino ha descritto un quadro finanziario pesantissimo dell’amministrazione riese, dovuto a una gestione discutibile dei bilancio dal 1999 al 2014 (questo è l’esito dell’indagine pluriennale affidata al Centro Studi Enti Locali) e alle spade di Damocle dei finanziamenti e dei lavori incompleti e difformi per la messa in sicurezza idraulica di Bagnaia e di Nisporto (con il Comune che rischia di dover restituire i contributi ottenuti nei primi anni Duemila).
Il bilancio colabrodo.
Il sindaco Claudio De Santi ha spiegato come l’amministrazione comunale riuscirà, tra mille difficoltà, a chiudere il bilancio 2015 in pareggio. Ma il punto, ha spiegato il primo cittadino a bocce ferme, non è questo. In ballo c’è la stessa insostenibilità del bilancio, dovuta alla gestione «allegra» dei conti dal 1999 in poi. La relazione del Centro Studi Enti Locali ha evidenziato come nel periodo 1999-2014, «oltre 4,4 milioni di euro abbiano alimentato, forse non sempre e non proprio correttamente, le entrate correnti per consentire la copertura finanziaria di un più alto livello della spesa corrente che, probabilmente, non aveva copertura effettiva. Si tratta di oltre 270mila euro medie annue nei 16 anni. Anzi, nel periodo dal 2006 al 2013, tale media salirebbe addirittura a 310mila euro annui. In verità, nella gran parte, si trattava di entrate che avrebbero potuto, se non dovuto, alimentare spese in conto capitale, insomma investimenti, e non spesa corrente. Al saldo del bilancio di previsione, per averlo durevolmente in pareggio, mancano all’incirca 600mila euro annui. In breve, mancano 310mila euro in entrata e abbiamo 290mila euro in più di spesa». In questo contesto squilibrato dei conti, pensare al futuro per un piccolo Comune come Rio nell’Elba appare complicato.
Il sindaco De Santi, nelle ore successive al consiglio, approfondisce i temi sul tavolo. «Il nostro bilancio è di circa 2,5 milioni di euro – fa presente il primo cittadino – il 20% del bilancio, circa 500mila euro, se ne va per coprire il peso dei mutui e dei finanziamenti assunti fino al 2026. A ciò si aggiungono i trasferimenti che dobbiamo allo stato di circa 630mila euro. Qualora riuscissimo a ristrutturare in dieci anni il debito da 5 milioni di euro, dovremmo accantonare circa 500mila euro all’anno. A questo si aggiungono i 580mila euro (quelli che secondo il revisore dei conti mancano dal finanziamento di Bagnaia) che dobbiamo ricostituire». Per farla breve, su un bilancio di 2,5 milioni di euro, 2,2 milioni sarebbero già impegnati.
Via d’uscita in salita.
La ricostruzione fornita dall’amministrazione comunale di Rio nell’Elba, senza giri di parole, delinea una situazione drammatica dei conti del paese e rischia di condannare l’amministrazione De Santi all’immobilismo, oltre a mettere in dubbio la chiusura dei prossimi bilanci in disavanzo. «Che faremo? Non si scappa dalla cura dimagrante – ha commentato De Santi – potremo andare avanti solo trovando nuovi finanziamenti e tagliando il più possibile. Purtroppo il sacrificio per i cittadini sarà molto alto, ma noi paghiamo un’eredità pesantissima».
Il vero obiettivo di De Santi, tuttavia, è quello di evitare il dissesto, che implicherebbe l’invio di un commissario ad acta e aprirebbe una fase di stallo di cinque anni per il Comune. «Tra due giorni sarò a Firenze dalla Corte dei Conti – racconta De Santi – il mio impegno è salvaguardare il patrimonio del mio Comune. Per questo tutti gli atti che ho illustrato in consiglio comunale saranno trasmessi alla Procura della Corte dei Conti che, tra l’altro, sta già lavorando su casi di Nisporto e Bagnaia». Ma la partita del passato si intreccia con il piano per uscire dal baratro: «Ho preso contatti con il Ministero delle Finanze – spiega De Santi – ho chiesto l’invio degli ispettori che potranno verificare, in modo dettagliato, tutte le questione emerse e legate ai conti del Comune. Sulla base di questo lavoro e con l’aiuto del Centro Studi Enti Locali cercheremo di predisporre un piano pluriennale di riequilibrio dei conti. Ci vorranno circa 5-6 mesi. È l’unico modo per evitare il dissesto».
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