Gioco
Vanno in fumo gli affari del corriere
Arrestato dalla polizia con 20 chili di hashish impacchettati e pronti per “rallegrare” le feste di Natale all’Elba
PIOMBINO. Cercavano un ladro di appartamenti, hanno trovato un corriere di hashish. Perché è vero che quel tipo armeggiava accanto a una macchina con una cassetta degli attrezzi, ma dentro quella cassetta c’era del “fumo”. E ce n’era poco, considerando il quantitativo che poi è spuntato fuori dalla bauliera: in tutto oltre venti chili di hashish, incellophanato e pronto per essere piazzato all’Elba in questi giorni. In carcere è finito Abdessamad Mouttaqui, 38 anni, marocchino di Casablanca ma da tempo residente in Italia (l’ultimo permesso di soggiorno è stato firmato a gennaio dalla questura di Livorno).
Droga per l’Elba. Mouttaqui abita a Campo nell’Elba e lavora come aiuto cuoco in un ristorante dell’isola. La droga che portava con sé era molta, forse troppa per ipotizzare che provvedesse lui stesso alla vendita al dettaglio. Si pensa piuttosto che fosse destinata a rifornire un’altra rete di piccoli spacciatori dell’isola. Certo è che il quantitativo è notevole. Avrebbe rallegrato le prossime feste natalizie e sarebbe stato un bell’affare per Mouttaqui. Invece l’affare e le feste sono andati (è il caso di dirlo) in fumo.
Il controllo in piazza Dante. L’uomo è stato notato lunedì sera intorno alle 20 in piazza Dante, nei parcheggi a lisca di pesce tra i giardini e le abitazioni. Una zona centrale ma semibuia e appartata.
Solo che la pattuglia della polizia non era lì in servizio antidroga, ma antifurto. Lo ha rivelato in conferenza stampa il dirigente del commissariato, il vicequestore Walter Delfino: «Da quando in città c’è stata l’impennata di furti nelle abitazioni - ha detto Delfino - e in particolare quelli commessi tramite le cosiddette chiavi bulgare, ogni settimana organizziamo un tavolo tecnico con le altre forze di polizia e abbiamo intensificato i controlli».
La cassetta degli attrezzi. Lunedì sera la pattuglia era formata dall’assistente Rosario Russo e dall’assistente capo Paolo Ceccarelli. Gli agenti si sono avvicinati a quell’uomo che caricava qualcosa nel bagagliaio di una vecchia Ford Fiesta (si scoprirà che l’auto non era sua ma intestata a un rumeno residente in provincia di Pavia). Gli hanno domandato cosa stesse facendo, gli hanno chiesto i documenti. E hanno voluto controllare il contenuto di quella cassetta degli attrezzi.
I primi panetti. E’ stato l’unico momento, dicono i poliziotti, in cui l’uomo è apparso nervoso.
In quella cassetta non c’erano chiavi bulgare, solo un paio di dischi da mola. Ma anche quattro cubi incellophanati. Sembravano saponi, c’era un marchio (Lux). Ma è bastato annusarli: erano panetti di hashish.
«Io sono solo il conducente della macchina» ha detto Mouttaqui mentre gli agenti portavano in commissariato sia lui che la Ford.
E quell’auto ne aveva ancora di cose da dire. Dagli accertamenti al terminale sono emersi precedenti penali a carico dell’uomo. Precedenti specifici e non solo, anche per reati contro il patrimonio.
La partita al completo. Mentre lui veniva sentito, e mentre nominava il difensore di fiducia (l’avvocato Nicola Giribaldi), gli agenti perquisivano la Ford. Nella bauliera c’era un trolley, coperto da una felpa. E in quel trolley c’erano altri 95 panetti di hashish. In tutto quindi 99 panetti, oltre venti chili di stupefacente che, venduto a 5 euro al grammo, avrebbe fruttato centomila euro.
Mouttaqui ha dichiarato di non volersi avvalere dell’intervento delle autorità diplomatiche e consolari. Ha chiesto solo di poter avvisare la figlia. Poi, su disposizione del sostituto procuratore Arianna Ciavattini, è stato trasferito a Livorno nel carcere delle Sughere.
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