Il dolore
Unicalce, a casa quattro operai
Dopo la cassa integrazione per i 22 dipendenti, la crisi getta nel dramma altre famiglie
CAMPIGLIA. Il perdurare della crisi economica e l’assenza di un segnale reale sull’effettiva ripartenza della Lucchini, ha fatto purtroppo altre vittime tra i lavoratori dell’indotto siderurgico: a gennaio quattro dipendenti della Unicalce spa saranno licenziati.
L’azienda, che produce calce e premiscelati, da oltre un anno aveva messo in cassa integrazione straordinaria i 22 lavoratori, poi ci sono stati 3 pensionamenti regolari, non sostituititi, e due contratti a tempo determinato non rinnovati.
Una situazione nata dapprima con la recessione abbattutasi sul territorio, poi peggiorata con la chiusura dell’altoforno da cui dipendeva la quasi totalità della produzione dello stabilimento campigliese.
Per questo le Rsu di stabilimento avevano chiesto nei mesi scorsi l’intervento di tutte le istituzioni coinvolte nella partita dell’accordo di programma, affinché faccia da motore al rilancio dell’azienda, a Campiglia da 40 anni, nella speranza di salvaguardarne l’occupazione.
Senza dimenticare tutte le altre persone che lavorano nell’indotto legato alla Unicalce, tra fornitori, trasportatori e autisti. Ora, dopo anni a fronteggiare la crisi e non essendoci ancora buone nuove sugli investimenti promessi da Rebrab circa i progetti per la ripresa dell’attività del polo piombinese, tra i lavoratori della Unicalce cresce sempre più forte la preoccupazione per il futuro. La proprietà ha infatti deciso di intraprendere un’azione di ridimensionamento, con l’obiettivo di mantenere in vita lo stabilimento: attualmente resta operativo soltanto l’impianto che produce premiscelati per l’edilizia, settore anche questo in forte contrazione in tutta la regione. Le persone impiegate sono state quindi ridotte di quattro unità.
Le organizzazioni sindacali pertanto hanno cercato di rendere il percorso di uscita dei lavoratori oggetto di licenziamento il più accettabile possibile, contrattando gli strumenti più idonei di salvaguardia sociale. «Nel contempo - spiega la rappresentante dei lavoratori all’interno dello stabilimento, Margherita Giuntini - ci adopereremo a farli entrare nell’accordo di programma, al fine di trovare loro una nuova occupazione, in considerazione del fatto che le regole attuali per il pensionamento non consentono alcuna possibilità a questi lavoratori che hanno mediamente cinquant’anni di età». La notizia del licenziamento è stata condivisa nei giorni scorsi in un’assemblea sindacale, molto commossa, all’interno dello stabilimento campigliese. L’impegno dei sindacati è quello di continuare a stare fermamente al fianco dei lavoratori, cercando di inoltre di trovare per i quattro, che da gennaio saranno a casa senza stipendio, altre possibilità di inserimento lavorativo. «E quindi chiederemo alle istituzioni e alle confederazioni – aggiunge il segretario della Fillea Cgil, Nicola Triolo - di inserire questi lavoratori nell’accordo di programma, sperando in una futura ricollocazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
