Il Tirreno

«Un’agenzia per lo sviluppo dell’area»

di Guido Fiorini
«Un’agenzia per lo sviluppo dell’area»

La proposta di Matteo Tortolini al convegno dei renziani di Costa Toscana #Cambiaverso: «A Empoli funziona da anni»

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VENTURINA. La prosperità di un territorio si misura dal livello di benessere dei cittadini che lo vivono, così come la capacità politica di chi lo governa è determinata dal potenziale che quel territorio riesce ad offrire a chi crea posti di lavoro.

Dopo l’introduzione dell’assessore campigliese Viola Ferroni lo hanno ripetuto con forza, mercoledì sera alla saletta comunale di Venturina, Matteo Tortolini, Martina Pietrelli e Enzo Raspolli di Costa Toscana #cambiaverso, l’associazione di renziani che, da quando è stata fondata, vuole essere uno stimolo all’azione politica del Pd. C’è da dire che la federazione del Pd non pare, almeno finora, digerire agevolmente le uscite dell’associazione, certo è che quando i temi sono concreti e le proposte serie, dialogo e collaborazione potrebbero solo arricchire e aiutare a trovare strade da percorrere in un quadro che giorno dopo giorno è più preoccupante.

Così se da una parte l’assessore Martina Pietrelli, in sala con la pazientissima figlioletta che ha ben sopportato il fiume di parole fino a tarda ora, ha colto l’occasione per presentare, a grandi linee, l’atto di indirizzo sull’urbanistica che proprio oggi sarà discusso in giunta, dall’altra per tutta la serata si è avvertito sullo sfondo il timore per il continuo allungarsi dei tempi del piano industriale di Aferpi. Settembre, poi novembre, ora forse gennaio: con centinaia di persone in cassa integrazione e famiglie che non arrivano alla fine del mese qualche certezza in più sarebbe necessaria, anche se le ultime rassicurazioni governative sono state accolte con speranza. Sennò il tanto sbandierato modello Piombino resta solo uno slogan.

«L’atto di indirizzo - ha spiegato la Pietrelli - ridisegna la città e la prepara a quando ci saranno gli spazi lasciati dallo stabilimento. Cambia la concezione di Piombino, non più città con la fabbrica dentro, ma aperta a diversificazione e investimenti. In sostanza si concentra su riqualificazione delle aree industriali, rafforzamento dei settori produttivi non industriali, potenziamento dell’economia turistica e riuso del patrimonio edilizio esistente». Il tutto con conseguenze importanti sulle vie di accesso alla città e il piano del traffico.

I numeri di Piombino e della Val di Cornia sono impietosi, con tassi di disoccupazione importanti soprattutto nella fascia di età compresa fra 30 e 40 anni. Eppure il territorio avrebbe potenzialità importanti, aprendosi alla diversificazione produttiva e al turismo. «Il settore turistico - ha detto Matteo Tortolini - ha potenzialità enormi da sfruttare in questa zona. Sta crescendo, ma può fare un importante salto di qualità se aziende e istituzioni riusciranno a lavorare in sinergia, magari anche collaborando con le zone vicine. È chiaro che vanno messi i privati nelle condizioni di investire e di crederci». Basta vincoli ideologici quindi, perché questo territorio ha bisogno di respirare un’aria nuova e di guardare al futuro.

«Sono stato di recente - ha aggiunto l’ex consigliere regionale - nell’Empolese Valdelsa. Territorio analogo al nostro, dove c’era un Circondario che riuniva undici Comuni. Da tempo lì opera un’Agenzia per lo sviluppo che, senza gravare sulle casse pubbliche, riesce a intercettare fondi comunitari per una serie di progetti. Una “macchina” interessante che potremmo replicare nella nostra zona, a patto di cominciare a “cambiar verso” anche nel modo di concepire l’economia. Credo sia il momento che si punti ad un’economia produttiva, finalizzata ad un’occupazione alta nei numeri e nella qualità e non solo alla rendita con poca occupazione. Ogni strada che possa agevolare questo percorso va seguita».

Fra i nodi da sciogliere ci sono i collegamenti. Senza 398 e senza ferrovia non ci sono margini né per la logistica, né per il turismo, mentre il porto rischia di restare zoppo. Poi c’è il tema ambientale, legato a doppio nodo alle bonifiche. Negli ottocento ettari di fabbrica c’è di tutto, saranno necessari anni e molti soldi, e anche su questo la chiarezza non è molta. «Sono favorevole al riciclo dei rifiuti industriali dove possibile - ha detto Enzo Raspolli - e mi auguro che il piano di Asiu e Rimateria riesca a rimettere in moto una certa economia e, magari, a sanare il grosso buco nei conti dell’azienda. È chiaro che l’ambiente è decisivo per il rilancio di questo territorio, sia che si parli di turismo che di agricoltura di qualità. Al tempo stesso non possiamo pensare che questo nuovo approccio consenta, nel breve periodo, di chiudere attività fondamentali come quelle delle cave. Lì c’è un’occupazione stabile e anche disponibilità a investire: davvero in questo periodo ci possiamo permettere di rinunciarci? E poi il materiale prodotto da Rimateria è buono per certi usi, ma non per altri».

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