Il Tirreno

Pestato dai bulli davanti alla fidanzatina

di Alessandro De Gregorio
Ragazzino pestato dai bulli (foto d'archivio)
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Ragazzino pestato dai bulli (foto d'archivio)

Piombino:quindicenne al pronto soccorso (10 giorni di prognosi), portati in commissariato due degli aggressori: 17 e 18 anni

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PIOMBINO. Un muretto, il mare sullo sfondo, due fidanzatini quindicenni seduti a godersi il sabato sera. Una zona in pieno centro storico ma allo stesso tempo appartata quanto basta per scambiarsi qualche effusione. Poi arrivano i bulli. Tutti sui diciassette-diciotto anni. Pieni di testosterone e di alcol. Il ragazzino viene deriso, minacciato, umiliato e picchiato. Senza un vero motivo, al di là delle spiegazioni successive. Intervengono altri ragazzi, più grandi di loro, e riescono a fermare gli aggressori. Volano altri pugni, anche uno del branco rimedia un sopracciglio rotto. Infine arriva la polizia, due degli aggressori vengono portati in commissariato e rilasciati nella notte. Entrambi denunciati: uno alla procura ordinaria, l’altro alla procura presso il tribunale dei minori. Il primo è un albanese di 18 anni, il secondo un piombinese di 17.

L’episodio è avvenuto sabato sera poco dopo le 23 in via della Palma, uno dei vicoletti intorno al palazzo comunale che collegano via Ferruccio con viale del Popolo.

A quell’ora c’era ancora abbastanza movimento in centro, chi al ristorante e chi a passeggio. I due ragazzini si erano appartati in quel vicoletto, per un briciolo di intimità. Due chiacchiere, due risate, qualche bacio. Seduta sul muretto che dà sul viale del Popolo c’era altra gente, altri giovani. Fino a vicolo Sant’Antonio, fino al retro di un locale che si rivelerà decisivo in questa storia: il Buffalo di corso Vittorio Emanuele.

«Sembrava una serata come tante altre - racconta un testimone, un venticinquenne che si trovava lì insieme ad altri amici - C’erano questi due bimbi che parlavano e ridevano tra loro, facevano anche tenerezza. Poi è arrivato un altro gruppetto. Mi pare quattro ragazzi e due ragazze. Due di questi si sono seduti accanto ai fidanzatini e hanno cominciato a sfottere lui. Pensavo che si conoscessero e che fosse solo un gioco. Ma non era così. Lei, la ragazzina, mi guardava come per farmi capire qualcosa. Come se cercasse aiuto. Lì per lì ho pensato di aver frainteso, mi sono anche detto che ero troppo ansioso. Poi invece ho capito che non era affatto un gioco. Allora sono intervenuto. Poi ho chiamato la polizia».

Il racconto del testimone verrà confermato agli agenti sia dai due fidanzatini che da altre persone. A un certo punto uno degli aggressori ha fatto un nome, ha detto che secondo lui quel quindicenne si chiamava in quel modo. Addirittura quest’ultimo gli ha mostrato la carta d'identità per dimostrargli che aveva proprio sbagliato persona.

Ma lui a quanto pare non ha sentito storie: «Questo ragazzo mi ha preso la testa e me l’ha abbassata - racconterà il quindicenne alla polizia - dicendomi che dovevo portargli rispetto perché sono piccolo, e che non dovevo guardarlo in faccia. La mia amica ha cercato di aiutarmi, io sono riuscito a liberarmi dalla presa ma l’altro ragazzo, più alto e magro, mi ha dato un pugno in faccia facendomi perdere gli occhiali. Poi i due, aiutati anche da un altro loro amico, mi hanno buttato a terra e mi hanno bloccato per il collo. Il primo ragazzo, quello che mi aveva abbassato la testa, mi ha dato dei morsi sulla schiena. Ho preso altri calci e pugni. Poi ricordo di aver visto arrivare la mia amica con altre persone che mi hanno soccorso, mi hanno aiutato a recuperare gli occhiali e una scarpa e mi hanno portato nel locale». Cioè al Buffalo.

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«Sì - conferma il nostro testimone venticinquenne - ho visto questo tipo, ubriaco, che ripeteva un nome e il ragazzino che gli mostrava i documenti. Poi hanno cominciato a prenderlo a spinte e a pugni. A quel punto sono intervenuto, ho detto di piantarla, mi sono inventato che ero suo cugino. Ma la situazione era già degenerata». Tanto degenerata che nel referto medico stilato al pronto soccorso di Villamarina sono state accertate «due lesioni da morso di umano alla regione lombare destra, un trauma contusivo da pugno alla tempia destra, escoriazioni al ginocchio sinistro da probabile calcio, cervicalgia da compressione del collo e abrasione regione parietale». La prognosi è di dieci giorni.

Mentre il quindicenne veniva immobilizzato e preso a botte, la fidanzata è dunque corsa dentro il pub, ha chiesto aiuto. Dal Buffalo è uscito di corsa un altro giovane che, insieme al primo intervenuto, è riuscito a porre fine al pestaggio. Un cazzotto ben assestato se lo è preso anche uno dei due aggressori, quello di diciotto anni. Ma non è bastato a placarlo. Tutt’altro. Quando è arrivata la volante, pur avendo un sopracciglio rotto da cui perdeva molto sangue, il diciottenne ha continuato a inveire contro tutti, compresi i poliziotti. I quali sono stati costretti ad ammanettarlo per tenerlo fermo, metterlo in macchina e portarlo in commissariato. Portato via anche l’altro, il diciassettenne.

Nel frattempo sono stati avvertite le famiglie. In commissariato sono stati sentiti uno a uno, alla presenza dei genitori. Sono usciti quasi all’alba: i due aggressori con le denunce, il ragazzino con le ferite e tanta paura. Paura e rabbia anche da parte dei loro genitori. Perché, a quanto pare, non sarebbe la prima impresa del branco.

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