Toscana
La Spezia prova a soffiare le navi militari a Piombino
Nel bacino ligure ce ne sono 13 su 38, presentato un progetto pilota. Da noi intanto slittano i lavori e non si chiude la trattativa con General electric
PIOMBINO. I lavori sulla banchina chiave del porto sono fermi. Mancano circa 50 milioni per concludere il piazzale operativo, quello da otto ettari all’esterno dell’attuale Chiusa dove dovrebbe insediarsi la General electric con cui la trattativa non riesce a chiudersi. E anche a nord di quel piazzale, dove si costruisce la banchina per il polo demolizioni navi militari, i tempi slittano di un paio di mesi: da fine dicembre si va a fine febbraio.
La Spezia gioca d’anticipo. Un ritardo che l’Autorità portuale piombinese minimizza ma sul quale fanno leva altrove. E’ notizia di questi giorni infatti che il porto di La Spezia stia tentando di rosicchiare lavoro a quello di Piombino. La Marina e i vertici dell’Agenzia industrie difesa hanno presentato alla commissione ambiente spezzina un progetto pilota per la demolizione dell’ex fregata Carabiniere all’interno dell’Arsenale militare della Spezia. I lavori partiranno entro la primavera 2016 e potrebbero concludersi entro fine settembre, impiegando a regime un centinaio di lavoratori. Lo smantellamento della nave sarà eseguito attraverso un processo industriale pilota, dettato dalle normative della convenzione di Hong Kong e del regolamento comunitario, che garantiranno il minor impatto possibile sull’Arsenale e sulla città. Il piano prevede il riciclo e la valorizzazione dei componenti e dei materiali pregiati dell’unità navale. «Ci saranno le massime garanzie di sicurezza per gli operatori e per l’ambiente - spiega Gian Carlo Anselmino, direttore generale dell’Agenzia industrie difesa - e credo che se facciamo bene e sviluppiamo un processo competitivo, il mercato ne terrà conto». Se il progetto avrà esito positivo, alla Spezia potrebbe essere demolita anche l’ex Nave Alpino. E non si nasconde affatto di puntare sulla demolizione delle navi, al plurale. Dice il sindaco Massimo Federici: «Se il progetto pilota andrà a buon fine, e sono sicuro che sarà così, Spezia potrà fare la propria parte in questo settore, che potrebbe diventare un nuovo importante asset della nostra economia».
Una fetta della torta. La propria parte e anche corposa, perché nella base navale del levante ligure ci sono ben 13 delle 38 navi che rientrano nel pacchetto delle dismissioni della flotta navale, controfirmato a suo tempo dal ministro Roberta Pinotti, per creare a Piombino il primo polo nazionale di demolizione navale controllata. Un pacchetto che, a cominciare dalla Carabiniere, rischia di essere consumato.
I soldi pubblici. Tra governo e Regione sul porto piombinese sono stati messi 120 milioni, di cui 20 per il completamento della banchina necessaria alla demolizione e al refitting delle navi militari. Una volta pronta la banchina, i privati avrebbero dovuto investire sui 30 milioni. Il bando è stato pubblicato, la cordata Saipem-Fratelli Neri (Livorno)-San Giorgio del Porto (Genova) ha presentato la manifestazione di interesse. Ma la banchina ancora non è pronta. Di fatto, quei 120 milioni sono serviti a scavare fondali a meno 20, creare nuove banchine, disegnare il porto del futuro. Un porto che però paga ancora l’assenza di una penetrazione viaria e ferroviaria adeguate, oltre a una situazione generale di grande incertezza.
Aferpi. Luciano Guerrieri non commenta, il commissario dell’Autorità portuale in questi giorni è occupato a cercare di chiudere molte partite tra cui quella con la stessa General electric ma anche (e forse soprattutto) quella con Aferpi. Ci sono in ballo la concessione delle banchine ex Lucchini, i progetti di Issad Rebrab (si parla di un investimento di 150 milioni per costruire un nuovo pontile privato), le aree che l’industria restituirà alla città e all’Ap, le bonifiche eccetera. E ci sono i canoni. A quanto sappiamo, la proposta degli algerini è intorno ai due milioni di euro annui per una concessione di 50 anni. Ma è tutto ancora da definire. L’unica cosa certa è che entro fine anno l’Ap rilascerà un “atto di sottomissione”, con cui in sostanza si consentirà l’uso delle aree demaniali in cambio di un canone provvisorio. Una volta definito il piano industriale con tutti gli investimenti, e raggiunti gli accordi su aree e bonifiche, anche il canone verrà fissato sulla base di tabelle dell’Ap approvate dal ministero.
General electric. In ogni caso non arriveranno da lì i 50 milioni mancanti. Quei soldi piuttosto si sta cercando di ottenerli tramite un finanziamento pubblico, attraverso il ministero e la Regione. Oppure attraverso il privato. Come dicevamo la trattativa con General electric va avanti ma al momento non sono emersi grossi passi avanti rispetto a marzo, quando Massimo Messeri, presidente di Nuovo Pignone GE, annunciò di voler realizzare a Piombino un cantiere di assemblaggio di moduli industriali per la produzione di energia o la produzione del gas, cantiere complementare a quello di Avenza perché «Piombino sarebbe per noi una valida opportunità non solo quando il cantiere di Avenza dovesse essere saturo, ma anche per sviluppare tecnologie sempre più avanzate». Si parlava di un investimento di circa 50 milioni (con una prospettiva di occupazione intorno alle 350 persone).
La 398. Ma ne mancano comunque altri, di soldi. Una settantina per arrivare ai 100 milioni considerati necessari per realizzare il completamento della 398 (20 sono già stanziati nel bilancio della Regione, altri 16 sono nelle casse dell’Ap). Ad agosto si disse che i contatti con il ministro Graziano Delrio erano in fase avanzata. Non si è più saputo niente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
