Il Tirreno

Balneari, la sentenza attesa per maggio

Balneari, la sentenza attesa per maggio

Solo allora si saprà l’esito sul ricorso alla Corte di giustizia europea sulle concessioni

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VAL DI CORNIA. Ore 9,30 di ieri, Grande Salle Palais, zona est della città di Lussemburgo. È qui, nel palazzo della Corte di giustizia dell’Unione Europea, che si fa la storia del turismo balneare toscano, di Baratti e della Costa Est.

Nell’aula della Quinta sezione sono approdati i due contenziosi tra pubblico e privato - uno nato in Lombardia, l’altro in Sardegna - che hanno portato il giudice italiano a chiedere l’intervento della Corte europea, per capire se le concessioni di spiagge e laghi debbano essere messe a gara pubblica. E se questo debba avvenire subito: i tribunali amministrativi regionali, infatti, hanno chiesto all’Europa di decidere se la proroga al 2020 delle concessioni demaniali sia legittima.

«Il 25 febbraio ci saranno le conclusioni dell'avvocato generale - è la telefonata dell'avvocato Roberto Righi al Tirreno, mentre lascia il palazzo di giustizia insieme al collega Ettore Nesi - La sentenza è attesa per aprile-maggio 2016».

In merito a come è andata l'udienza, Righi racconta: «C'è stata totale attenzione da parte della Corte alle istanze presentate e alle argomentazioni delle difese. E si è verificato il pieno coordinamento tra i difensori privati ed il Governo italiano che ha difeso la proroga al 2020». Altrettanta sintonia non si è avuta, invece, con il rappresentante della Commissione europea: «Nonostante fosse italiano - è la testimonianza dell'avvocato Righi - ha mostrato totale ostilità».

Ora, insomma, non resta che la lunga attesa da qui alla sentenza. In ballo c’è un sistema economico da milioni di euro, se non miliardi. E un modo di gestire le spiagge italiane che - comunque la si pensi al riguardo - esiste da 150 anni.

Ieri non si è parlato di tutto questo, c’è poco tempo: ogni relatore ha 15 minuti. Ma la sostanza è chiara: il verdetto della Corte europea inciderà nella carne viva degli stabilimenti balneari. Con esiti che potrebbero essere travolgenti.

La questione all’esame dei giudici europei è quella arcinota: gli effetti della direttiva Bolkestein, conosciuta anche come direttiva Servizi, sulla modalità di affidamento delle spiagge.

La Bolkestein dice che devono essere assegnate con gara pubblica; dal 2006, anno di approvazione della direttiva, l’Italia ne ha più volte rinviato l’applicazione. Subendo anche delle sanzioni. Tanto che il nostro Paese è stato costretto a interrompere il meccanismo di rinnovo automatico dei titoli e la preferenza continua data al vecchio concessionario. Nel frattempo i titoli sono stati prorogati due volte: prima al 2015, poi al 2020.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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