Italia
Cento famiglie in attesa di una casa che ancora non c’è
A Campiglia non si riescono a soddisfare le richieste Ora il Comune prova con un progetto di coabitazione
CAMPIGLIA. Tante le famiglie in attesa di un alloggio popolare, ma il Comune non riesce soddisfare le richieste. E’ questo il punto della situazione fatto con l’assessore Alberta Ticciati. Nell’ultima graduatoria, del 2014, sono inserite 100 domande, e a 100 ammontavano anche nella graduatoria precedente. Nuclei familiari in difficoltà, che non riescono a permettersi una casa e sperano in una sistemazione. Ma al momento non c’è possibilità che si vedano assegnare un’abitazione, a meno che quelle attualmente già assegnate non si liberino improvvisamente. «Non è possibile prevedere il numero delle istanze che potranno essere soddisfatte – spiega Ticciati - Non vi sono progetti di costruzione di nuovi alloggi popolari, per cui siamo costretti a effettuare assegnazioni solo in casi in cui un alloggio si renda disponibile per motivi non prevedibili». Ovvero, il decesso dell’assegnatario, il trasferimento in una struttura per anziani, o l’acquisto di una casa di proprietà, solo per fare qualche esempio. «La domanda resta abbastanza consistente e di fatto sopra le possibilità esistenti – sottolinea l’assessore - Le strutture destinate al sostegno del disagio abitativo e gli strumenti attualmente in essere non sono in grado di soddisfare completamente il fabbisogno del territorio». Una situazione che va avanti da anni. Il Comune tempo fa aveva stilato un avviso di manifestazione di interesse per sondare la disponibilità di soggetti terzi a realizzare una struttura di cohousing (“coabitazione”), destinata ad accogliere provvisoriamente singoli o famiglie in difficoltà. Ha risposto una sola società. La giunta poi, di recente (il 18 novembre), ha approvato con delibera il bando ufficiale, che stabilisce nel dettaglio le caratteristiche che la struttura dovrà avere per rispondere all’esigenza di soluzione temporanea ed emergenziale. «Un’occasione che darà la possibilità a un privato di lavorare e alla comunità di migliorare la propria qualità di vita – aggiunge Ticciati - L’auspicio è che le offerte siano molte».
Del patrimonio comunale destinato all’emergenza abitativa fanno parte alcuni alloggi che però non sono più disponibili allo scopo. La necessità di garantire una costante manutenzione ha portato l’amministrazione a rinunciare a utilizzarli per ospitare persone in grave disagio sociale senza casa o a rischio di perderla. «Non possiamo permetterci di fare manutenzione di quegli immobili – dice Ticciati - per cui saranno gradualmente liberati e successivamente sarà definito un piano di vendita». Uno di questi appartamenti è occupato da tempo in maniera abusiva da una persona, il Comune si è affidato a un avvocato per il recupero del possesso dell’alloggio di emergenza: «Il Comune sta seguendo l’iter legale e procedurale. Mi preme sottolineare che stiamo mettendo in campo tutti gli strumenti per far rispettare la legge e continueremo a farlo finché non avremo raggiunto l’obiettivo che non è soltanto dell’amministrazione ma di tutta la collettività. Questa amministrazione rifiuta ogni tipo e forma di violenza, e l’occupazione è una di queste, e non ammette giustificazioni per atti che vadano contro le norme di legge».
Annalisa Mastellone
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