Il Tirreno

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Aferpi, sciopero e manifestazione: c'è Landini

Cristiano Lozito
Lo stabilimento Aferpi (foto Paolo Barlettani)
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Lo stabilimento Aferpi (foto Paolo Barlettani)

Gli impegni slittano, ma Azzi annuncia tempi brevi per il contratto del forno e le prime dismissioni

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PIOMBINO. Fumata grigia al Mise sulla vicenda Aferpi: il nuovo amministratore delegato, Fausto Azzi, lunedì primo dicembre ha illustrato a sinbacati e istituzioni il nuovo cronoprogramma dell’azienda, con una tempistica che ricalca quella anticipata dal Tirreno per dismissioni e forno elettrico, ha precisato le linee di finanziamento dell’operazione e manifestato ottimismo sul lavoro per abbassare il costo dell’energia, ribadendo le caratteristiche di fondo del piano industriale, finalizzato a una produzione di acciaio – a fine percorso – di due milioni di tonnellate.

Azzi – partito subito dopo l’incontro per l’India dove firmerà un contratto triennale con Jindal per la fornitura di semiprodotti – però è dovuto tornare indietro rispetto a quanto lo scorso otto ottobre il suo predecessore, Farid Tidjani, aveva annunciato: e cioè il rientro in fabbrica in tempi brevi di un numero consistente di lavoratori (saranno invece 50 per il momento) legato a un aumento della produzione che invece ha incontrato i problemi legati alla mancanza di semiprodotto, l’avvio delle dismissioni a dicembre, il contratto di acquisto del forno elettrico entro fine anno.

A testimoniare la volontà di maggiore trasparenza sui propri progetti, Aferpi in tarda serata ha diffuso una nota in cui elenca impegni e cronoprogramma.

Sull’acciaieria elettrica «terminata la fase analitica di studio delle diverse soluzioni tecnologiche offerte dai fornitori, di verifica ed allineamento delle proposte – si legge nel comunicato – dal 16 al 23 dicembre Aferpi si siederà al tavolo con le aziende impiantistiche selezionate per definire l’accordo in trattativa privata».
Sul nuovo treno rotaie, considerato dall’azienda «investimento di pari rilevanza strategica dell’acciaieria, a fine dicembre sarà completata la fase di analisi delle proposte dei fornitori e sarà avviato analogo percorso per la scelta e per l’accordo».

«In parallelo con la parte tecnica relativa agli investimenti – prosegue Aferpi – è stata avviata una collaborazione con il financial advisor Ernst&Young ed è stato avviato un tavolo con la Banca Europea per gli investimenti per il finanziamento dell’operazione». Sull’energia l’azienda riferisce di incontri avvenuti la settimana scorsa in cui «grazie all’impegno del Mise e del ministro Guidi si sono individuati percorsi concreti per garantire ad Aferpi un costo allineato con quello dei competitors nazionali. Si è anche tenuto un incontro positivo con Terna per l’infrastruttura elettrica, iniziando un lavoro congiunto».

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Da Aferpi arriva anche la notizia che «si fa sempre più concreto il progetto per la rilocalizzazione in Brasile dell’altoforno, dell’acciaieria e di parte della cokeria. Si stanno facendo approfonditi incontri tecnici per assegnare l’opera a ditte specializzate in un progetto che ha grande valenza economico-finanziaria per Aferpi».

L’azienda aggiunge quindi che «a brevissima scadenza partiranno 12 progetti di smantellamento di impianti e strutture (cokeria 27 forni, gasometro, palazzine lato portovecchio ndr). Alcune di queste sono cantierabili a breve giro e lo saranno progressivamente secondo un calendario definito». Infine Aferpi annuncia «l’inserimento di altri 50 lavoratori attualmente ancora in forza in Lucchini in aamministrazione straordinaria per dare fattivo sostegno al progetto industriale».

Deludente il Governo: presenti solo il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo e Giampiero Castano, responsabile dell’unità di gestione vertenze del Mise, assente invece il ministro Federica Guidi e i rappresentanti di Infrastrutture e Lavoro, da cui si attendevano risposte importanti riguardo ad alcune previsioni dell’Accordo di programma. Castano si è impegnato a organizzare un incontro in tempi brevi col ministero delle Infrastrutture, entro Natale ci sarà inoltre un nuovo confronto tra le parti.

La situazione ha rafforzato nei sindacati la convinzione della necessità dello sciopero di mercoledì 2 dicembre. Lunedì al Mise c’era anche Maurizio Landini, segretario generale Fiom che – l’annuncio è arrivato al termine dell’incontro – chiuderà la manifestazione parlando dal palco in piazza Gramsci (via al corteo alle 9 da largo Caduti sul lavoro).
 

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