Italia
Morto in agosto, ma dopo 110 giorni non è stato sepolto
Tragedia della solitudine a Portoferraio: l'anziano fu trovato nella sua casa dopo quattro giorni dal decesso e per adesso nessuno ha voluto pagargli la tumulazione. Il Comune spiega e intanto gli elbani si mobilitano e pagano le esequie
PORTOFERRAIO. Neanche la morte ha tirato fuori Vincenzo Marino, conosciuto dai portoferraiesi come il “Tunisino”, da una prigione di indifferenza e solitudine. Lo scorso agosto il suo corpo senza vita fu trovato senza vita nella casa popolare in località Albereto. Eppure oggi, come riportato da Elbareport, non è ancora stato sepolto dopo centodieci giorni dal decesso.
Furono i carabinieri a trovare il corpo dell’87enne riverso sul pavimento dell’appartamento nella periferia di Portoferraio. Era morto almeno da quattro giorni; fu il parroco di Carpani Don Gianni Mariani a lanciare per primo l’allarme, dal momento che l’anziano non si era più fatto vedere alla mensa dei poveri che frequentava quotidianamente. Una storia di miseria e solitudine che tuttavia, in queste ore, si è fatta ancor più amara. Tremenda. Sì perché solo in queste ore è trapelata una notizia inquietante: le spoglie dell’87enne sono ancora chiuse in una cella frigorifera dell’obitorio di Portoferraio. Il motivo? Nessuno si è fatto carico delle spese del funerale e della relativa tumulazione. Una situazione di stallo angosciante, dovuta a un contenzioso nato tra i familiari, che secondo quanto fanno sapere dal Comune, non hanno voluto riconoscere l’anziano, e il Comune di Portoferraio.
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Il Comune spiega. «Una vicenda davvero incresciosa per il defunto tenuto nella cella frigorifera per quattro mesi». Il commento è dell’assessore al sociale del Comune di Portoferraio, Adalberto Bertucci.
Il Comune di Portoferraio spiega di essersi già attivato per risolvere la questione. «L'Asl aveva contattato la famiglia del defunto ma con scarsi o nulli risultati: non avevano intenzione di pagare le esequie in quanto da anni non aveva più alcun tipo di rapporto con il defunto – spiega Bertucci – Ma la legge parla chiaro: il Comune si può far carico delle spese solo se la famiglia è indigente invece, dagli accertamenti fatti, è stato verificato che i parenti del defunto si potevano permettere di pagarne le spese, per cui il Comune di Portoferraio non poteva intervenire economicamente in nessun caso, anche perché si sarebbe creato un pericoloso precedente. L'unico dato certo sono il rammarico e la tristezza».
Lo scorso agosto la morte del vecchio, povero e di salute cagionevole, pose degli interrogativi circa la mancata solidarietà da parte di una comunità relativamente piccola come quella di Portoferraio (nessuno si era accorto di niente, Vincenzo è morto in un silenzio e in una solitudine surreali). Ma la mancata sepoltura fa calare una coltre di amarezza ancor più spessa e sembra spazzare via anche quel minimo di pietà che dovrebbe spettare di diritto, in una società civile, a tutti i cittadini. Non a caso la vicenda ha toccato molti portoferraiesi che, soprattutto sui social network, non hanno esitato a usare il termine “vergogna”.
La solidarietà. Ma c’è chi si è mosso concretamente, per cercare di sbloccare la situazione quanto meno surreale. Il governatore dell’associazione della Misericordia Simone Meloni si è attivato per organizzare, in tempi rapidi, il funerale per l’anziano morto l’estate scorsa. «Come governatore della Misericordia ho appena scritto all’assessore al sociale fissando un appuntamento per farci carico della tumulazione del povero uomo defunto – ha scritto Meloni su Facebook – Facciamogli un funerale dignitoso e partecipato, noi mettiamo a disposizione il loculo del cimitero, la cittadinanza parteciperà alla cerimonia funebre perché tutti devono avere almeno una dignitosa sepoltura anche dopo una vita di stenti».
La soluzione. A stretto giro le imprese funebri della città hanno compiuto un ulteriore passo avanti impegnandosi a donare il funerale. In realtà il funerale si terrà lunedì prossimo alle 11 alla chiesa della Misericordia, su iniziativa della Caritas e della parrocchia di don Gianni Mariani. L’indifferenza, questa volta, è stata battuta.
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