Il Tirreno

«E se il giudice condannasse il Comune»?

Biagini chiede che fine faranno gli animali nel caso in cui, per la causa in corso, il canile fosse chiuso

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PIOMBINO. La causa intentata dall’avvocato Alessandro Napoleoni contro il Comune per la chiusura del canile ha scatenato le reazioni di molti piombinesi, preoccupati del futuro degli animali. In breve, lo scorso 28 ottobre Napoleoni e moglie hanno presentato causa civile contro l’amministrazione con procedimento d’urgenza. Secondo l’avvocato la situazione è insostenibile per chi abita vicino al canile, tra latrati continui, «sporco e comparsa di ratti». Il processo è già partito, e tra le varie voci preoccupate c’è anche quella di Maria Cristina Biagini, ex presidente Enpa locale, oggi presidente dell’associazione animalista La Casa di Margot: «Non mi interessa entrare nel merito della vicenda giudiziaria – afferma Biagini – . Nel caso il giudice accolga l’istanza i cani dovrebbero essere trasferiti, ritengo in tempo altrettanto breve. In questo scenario, mi preoccupa proprio l’eventuale trasferimento dei circa 50 cani presenti nel canile». «La legge proibisce di spostare gli animali fuori regione – prosegue Biagini – anche se alcuni Comuni lo hanno fatto. Non credo che l’amministrazione ipotizzi di violare la legge, ma anche in Toscana esistono canili diversi tra di loro. Cecina, Donoratico e Scarlino, ad esempio, sono vicini e, pur differenti nelle gestioni, sarebbero canili adeguati per il benessere dei cani. Ci sono però strutture private che non danno alcun affidamento, vietando il volontariato e addirittura l’ingresso ai visitatori». «Preferisco un canile crollato che vedere i cani andare lontano da casa loro – sostiene Biagini – Perché di questo si tratta. Nonostante fosse presente nel programma di ben due amministrazioni, e come associazione avessimo proposto di realizzarlo a nostre spese, il nuovo canile non è mai stato realizzato e quello attuale è crollato con tutti gli edifici del perimetro rovinati. Ritengo che i 118 mila euro spesi per i lavori di manutenzione sarebbero potuti servire per iniziare un nuovo canile. Mi interessa sapere se il Comune abbia pensato ad alternative valide in caso di perdita della causa». Il Comune precisa attraverso l’assessore all’ambiente Marco Chiarei: «Non abbiamo detto nulla perché di fronte alla scelta della via giudiziaria soltanto davanti al giudice parleremo – afferma Chiarei – A ogni modo siamo tranquilli. La ricostruzione fatta da Napoleoni è fantasiosa. La miglior risposta è andare a vedere con i propri occhi il canile, che è aperto cinque giorni su sette. Nel 2015 abbiamo avuto l’accreditamento dalla Regione; questi sono atti, e la polemica sta a zero». Sul nuovo canile: «In questo momento non possiamo sostenere economicamente un piano di iniziativa pubblica del genere – spiega Chiarei – Ci impegniamo in questa legislatura a capire se, pure nel medio periodo, sussistano o meno le condizioni per farlo. Siamo aperti a qualsiasi iniziativa privata che abbia tutti i requisiti di un progetto vero e proprio. In questi anni ce n’è stata soltanto una, da parte di una società di Arezzo, naufragata a causa della decadenza di incentivi sul fotovoltaico, elemento centrale del progetto. Quello presentato dalla Casa di Margot non era un progetto valutabile, ma un’idea, niente di più». Sul futuro dei cani in vista dell’esito del processo? «Al momento non ci poniamo il problema – dice l’assessore – L’eventuale soluzione sarebbe il ricollocamento dei cani, che sono soltanto 50 e perciò di facile collocazione. È comunque prematuro ».

Francesca Lenzi

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