Sicurezza
Una gara europea per le terme di Rio
Il sindaco Galli detta la linea, ma i vincoli paesaggistici e urbanistici allungano ombre sui tempi di realizzazione
RIO MARINA. Due problemi di difficile soluzione ma anche due grandi opportunità. Sono le priorità dell’amministrazione di Rio Marina: la realizzazione delle “Terme della Costa che Brilla” e la valorizzazione delle aree minerarie.
«Due occasioni – ha spiegato il sindaco Renzo Galli in una conferenza stampa convocata dopo l’incontro con l’assessore Ceccarelli che si è tenuto nei giorni scorsi – che, se colte, potrebbero davvero cambiare il trend di sviluppo, non solo del versante orientale, ma dell’intera isola». Le questioni risultano strettamente correlate nella loro possibilità di realizzazione, anche se la strada si presenta lunga e non facile. Andando per gradi, è emerso che è possibile realizzare un centro termale a Cavo, essendo terminate le ricerche sulle acque ed avendo il concessionario depositato risultati che il sindaco definisce «positivi e incoraggianti». E qui iniziano i problemi, perché è intenzione del sindaco indire una gara europea per assegnare la concessione e la coltivazione delle acque, ma gli ostacoli si presentano al momento di individuare la zona dove costruire il centro termale. Il territorio di Cavo infatti è in fascia costiera per cui il piano paesaggistico della Regione vieta edificazioni fino a 300 metri costa, mentre a monte si entra nell’area protetta del parco nazionale.
«Visto l’interesse pubblico e di sviluppo – specifica il sindaco - sarebbe necessaria una deroga al Pit, ma la Regione ci ha spiegato che questa la deve decidere il Ministero dei beni culturali che già in altri casi ha avuto atteggiamenti poco incoraggianti». A questo punto entrano in ballo le volumetrie demaniali delle aree minerarie che entro fine anno potrebbero passare al Comune, se decide di accettarli (il 24 dicembre firmerà già l’accettazione per alcuni immobili dal Villaggio paese alle Fornacelle), solo che anche queste si trovano in area Parco Nazionale che nel suo regolamento prevede un «progetto di valorizzazione integrata del compendio minerario ma con il recupero degli edifici esistenti», senza aumento di recettività turistica. Quindi impossibile il cambio di destinazione d’uso degli immobili. «In sostanza – continua Galli – non ci possiamo fare niente. Quindi sarebbe necessaria una rivisitazione del regolamento del Parco che nell’attuazione del progetto dovrebbe poter permettere il cambio di destinazione d’uso, altrimenti nessuno vorrà mai investirci. Men che meno chi, per realizzare un centro termale sa che dovrà investire almeno 10 milioni di euro». Ma il sindaco non si dà per vinto ed ha individuato una nova strada da percorrere: la legge 410 del 2001, che dà priorità all’interesse pubblico, in modo che i beni vengano valorizzati nel modo migliore possibile. «Per questo ho chiesto alla regione Toscana l’istituzione di un tavolo di lavoro con il Comune, il Demanio e il Parco nazionale – annuncia il sindaco – perché questa norma permette di accelerare i tempi e di predisporre un accordo programma entro 120 giorni, con la previsione anche del commissariamento ad acta di fronte ad un ente inadempiente. Insomma potrebbe essere una via di uscita. La Regione ha accettato di supportarci, anche se il percorso si presenta lungo e difficile. Mentre io, da pragmatico quale sono, speravo in una soluzione più immediata».
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