Il Tirreno

Villette, il Pm chiede tre rinvii a giudizio

di Luca Centini
Villette, il Pm chiede tre rinvii a giudizio

Nel mirino della procura il tecnico Rabbiolo, il costruttore Croci e il progettista Ridi. A dicembre l’udienza preliminare

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CAPOLIVERI. Tre richieste di rinvio a giudizio per il caso delle villette di Lacona. È questo l’esito delle indagini preliminari condotte dai sostituti procuratori Daniele Rosa e Gianfranco Petralia. Il gip Mosti di Livorno ha fissato infatti per l’11 dicembre la prima udienza preliminare per il caso delle villette a Colle della Vacche, che finirono al centro di una polemica enorme nell’estate del 2013 e lo scorso gennaio furono messe sotto sequestro dalla Forestale. La vicenda fece scalpore anche per il suo legame con la realizzazione del canile comprensoriale di Lacona che, in realtà, non fu mai costruito.

A sollevare il caso fu l’associazione Legambiente Arcipelago toscano, dopo aver ricevuto delle segnalazioni da cittadini e turisti: denunciò una serie di possibili abusi commessi nella realizzazione delle tre villette, di un grande sbancamento e di tre gradoni degradanti, che erano in costruzione proprio nella pancia del Colle delle Vacche che guarda il bellissimo golfo di Lacona. Del caso si è occupato in maniere diffusa Il Tirreno.

I terreni su cui sono sorte le tre villette, infatti, furono ceduti dal Comune di Capoliveri alla società Agricola Beta che successivamente li vendette a sua volta alla Nicole Immobiliare. Una sorta di compensazione da parte del Comune di Capoliveri, allora guidato dal sindaco Ballerini, in cambio dei terreni situati a Colle Reciso per la realizzazione del canile comprensoriale, che sarebbe stato realizzato dalla Comunità montana anche grazie ai fondi della Regione e del ministero della Salute. Ma quel canile non è mai stato realizzato, mentre sono spuntate le villette.

Gli esposti degli ambientalisti portarono alla sospensione dei lavori nel settembre del 2013, alla scoperta di sette abusi e alle indagini di magistratura e Corpo Forestale dello Stato che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio di Alain Croci, il costruttore delle tre ville e rappresentante della Nicole Immobiliare, Carlo Alberto Ridi, allora assessore del Comune di Capoliveri e progettista e direttore dei lavori del complesso edilizio, e di Vincenzo Rabbiolo, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Capoliveri.

Secondo la Procura i tre imputati avrebbero violato in concorso l’articolo 44 del testo unico per l’edilizia, costruendo o autorizzando delle villette in base a provvedimenti «illegittimi e quindi da ritenersi nulli in quanto non idonei in relazione alla tipologia delle opere realizzate», mentre sarebbe stato omesso «qualsiasi controllo a verifica dei competenti uffici del Comune» e realizzato «opere gravemente difformi dai provvedimenti autorizzativi, in particolare per la presenza di un intero piano seminterrato non autorizzato» e altre opere «totalmente non previste e non autorizzate, come i cospicui sbancamenti a monte del fabbricato, da ritenersi non autorizzabili, non sanabili e in parte ricadenti su aree ulteriori rispetto a quelle indicate nelle autorizzazioni». La Procura contesta inoltre il proseguimento delle opere nonostante l’ordinanza di sospensione emessa dal Comune di Capoliveri il 18 settembre del 2014.

In particolare al responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Capoliveri Vincenzo Rabbiolo, imputato per abuso d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico, la Procura livornese contesta di «non aver controllato i lavori e gli abusi, di non essersi assicurato della loro reale demolizione dopo l’ordinanza di sospensione dei lavori e di aver consentito (con una sanatoria ndr)che si proseguisse nell’edificazione «nonostante i gravissimi abusi già perpetrati».

Croci, costruttore della Nicole Immobiliare, e Ridi, progettista e direttore dei lavori, sono accusati invece dalla Procura per aver costruito un seminterrato abusivo e per aver dato descrizioni non conformi dei lavori e sulla necessità di realizzarli. E hanno prodotto «relazioni da ritenersi ideologicamente false in quanto basate su presupposti del tutto infondati oltre che inverosimili». Legambiente, che figura tra le parti offese nel provvedimento del Gip, non rilascia commenti circa la richiesta di rinvio a giudizio, ma annuncia che si costituirà parte civile e invita il Comune di Capoliveri a fare altrettanto. Spetterà al giudice dell’udienza preliminare di Livorno stabilire, sulla base dell’impianto accusatorio messo in piedi dai Pm Rosa e Petralia, se disporre il rinvio a giudizio per i tre imputati o se emettere sentenza di non luogo a procedere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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