Il Tirreno

Aferpi, proclamato lo sciopero per il 2 dicembre

Alessandro De Gregorio
Il tavolo dei sindacalisti al consiglio di fabbrica
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Il tavolo dei sindacalisti al consiglio di fabbrica

Sindacati nazionali preoccupati. E il ministro Guidi li convoca

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PIOMBINO. In arrivo un nuovo sciopero, il secondo dell’era Aferpi-Cevital dopo quello del 18 settembre. I sindacati lo hanno proclamato per il 2 dicembre, otto ore su tutti i turni (la volta scorsa fu di una sola ora).

Uno sciopero fortemente voluto dalla base operaia anche se malvolentieri, diciamo così, considerando che la fabbrica sta lavorando a scartamento assai ridotto tra cassintegrati e lavoratori in solidarietà. Uno sciopero che vuole lanciare un messaggio sia all’azienda che alle istituzioni, governo nazionale su tutte: basta rinvii, basta promesse e basta proclami, è il momento dei fatti.

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Lo stato di agitazione è stato proclamato nel pomeriggio di ieri al termine di un serrato consiglio di fabbrica organizzato da Rsu e sindacati territoriali alla presenza dei segretari nazionali dei metalmeccanici Sandro Pasotti (Fim), Mauro Faticanti (Fiom) e Mario Ghini (Uilm).

Un cdf a porte chiuse, dove si è discusso non tanto sull’opportunità di proclamare lo stato di agitazione quanto sulle modalità e sull’estensione: rimasta minoritaria la proposta di limitarlo ad Aferpi, lo sciopero è stato esteso a tutta la fabbrica.

Alla fine i sindacati hanno stilato e diffuso questo comunicato: «Le Rsu della Aferpi e della ex Lucchini, insieme ai segretari nazionali e territoriali di Fim Fiom e Uilm, riunite in data odierna (lunedì 16), valutano con preoccupazione il ritardo nell’attuazione del piano industriale, che ha ricadute sui lavoratori e sulle prospettive del sito siderurgico. Accanto ai ritardi registriamo la necessità di dare piena operatività a quanto previsto nel verbale di riunione al ministero dello Sviluppo economico dell’8 ottobre, compresa la questione dell’energia che è strategica sia per il sito Aferpi, Arcelor Mittal, Tenaris e le altre aziende del territorio. Inoltre va affrontato e risolto da parte delle istituzioni il tema degli ammortizzatori sociali per le aziende in appalto».

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«Le risposte ai problemi aperti non sono più rinviabili - prosegue la nota - e a sostegno del prossimo incontro al ministero dello Sviluppo economico, Fim, Fiom e Uilm proclamano lo stato di agitazione con uno sciopero generale dei metalmeccanici di Piombino per il giorno 2 dicembre 2015».

La nota si conclude così: «Dopo l’incontro con il ministero daremo ampia informazione convocando le assemblee dei lavoratori».

L’incontro con il ministero, atteso già per domani, era slittato a venerdì. Ma erano previsioni non formalizzate. E in ogni caso anche la data di venerdì 20 potrebbe slittare, anzi secondo molti sarà assai improbabile che l’azienda sia pronta. Ed è proprio questo il punto dolente, quello che continua a suscitare le maggiori preoccupazioni e anche alcune frizioni tra lavoratori e sindacati.

Perché, malgrado le rassicurazioni fornite volta volta dallo stesso Issad Rebrab, dall’ex amministratore unico Farid Tidjani e poi di recente anche dal nuovo amministratore delegato Fausto Azzi, malgrado quelle dichiarazioni dicevamo i tempi continuano a dilatarsi: quelli per la dismissione della vecchia acciaieria, quelli delle bonifiche, quelli del rientro in fabbrica dei lavoratori. E quelli per l’acquisto del primo forno elettrico.

Il governo peraltro aveva sollecitato l’azienda ad avviare le bonifiche entro fine novembre e gli accordi prevedevano la successiva, immediata operazione di acquisto del forno.

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Parallelamente, il presidente della Regione Enrico Rossi aveva caldeggiato il governo sul fronte degli incentivi nazionali per le aziende cosiddette energivore. Una soluzione però ancora non è stata trovata: il timore è che l’azienda ritardi l’acquisto del forno elettrico in mancanza di garanzie in questo senso.

Una situazione complicata da tanti fattori, non ultimi i pessimi rapporti di Rebrab con il governo algerino e, sul fronte piombinese, i recenti cambiamenti a livello manageriale. Forse è anche per questo che il ministro Guidi ha convocato i sindacati nazionali, e lo stesso Azzi, mercoledì 17 a Roma. Una riunione ristretta in cui verrà deciso se ci saranno i margini per confermare la data del 20, oppure se trovare un’altra data che sia comunque ravvicinata. E la proclamazione di questo sciopero dovrebbe servire anche a fare pressione.

Infine una buona notizia. Ieri la Ap Dubrava, la nave carica di billette ferma in rada per questioni legate al pagamento dei dazi, è entrata in porto e ha scaricato 33mila tonnellate di materiale destinato a rimettere in marcia il laminatoio Tve, fermo da una settimana.

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