Attenzione
Aferpi, proclamato lo sciopero generale
Stato di agitazione il 2 dicembre, mentre domani i sindacati nazionali e l’ad Azzi sono convocati dal ministro Guidi
PIOMBINO. In arrivo un nuovo sciopero, il secondo dell’era Aferpi-Cevital dopo quello del 18 settembre. I sindacati lo hanno proclamato per il 2 dicembre, otto ore su tutti i turni (la volta scorsa fu di una sola ora).
Uno sciopero fortemente voluto dalla base operaia anche se malvolentieri, diciamo così, considerando che la fabbrica sta lavorando a scartamento assai ridotto tra cassintegrati e lavoratori in solidarietà.
Uno sciopero che vuole lanciare un messaggio sia all’azienda che alle istituzioni, governo nazionale su tutte: basta rinvii, basta promesse e basta proclami, è il momento dei fatti.
Lo stato di agitazione è stato proclamato nel pomeriggio di ieri al termine di un serrato consiglio di fabbrica organizzato da Rsu e sindacati territoriali alla presenza dei segretari nazionali dei metalmeccanici Sandro Pasotti (Fim), Mauro Faticanti (Fiom) e Mario Ghini (Uilm). Un cdf a porte chiuse, dove si è discusso non tanto sull’opportunità di proclamare lo stato di agitazione quanto sulle modalità e sull’estensione: rimasta minoritaria la proposta di limitarlo ad Aferpi, lo sciopero è stato esteso a tutta la fabbrica.
Alla fine i sindacati hanno stilato e diffuso questo comunicato: «Le Rsu della Aferpi e della ex Lucchini, insieme ai segretari nazionali e territoriali di Fim Fiom e Uilm, riunite in data odierna, valutano con preoccupazione il ritardo nell’attuazione del piano industriale, che ha ricadute sui lavoratori e sulle prospettive del sito siderurgico. Accanto ai ritardi registriamo la necessità di dare piena operatività a quanto previsto nel verbale di riunione al ministero dello Sviluppo economico dell’8 ottobre, compresa la questione dell’energia che è strategica sia per il sito Aferpi, Arcelor Mittal, Tenaris e le altre aziende del territorio. Inoltre va affrontato e risolto da parte delle istituzioni il tema degli ammortizzatori sociali per le aziende in appalto».
«Le risposte ai problemi aperti non sono più rinviabili - prosegue la nota - e a sostegno del prossimo incontro al ministero dello Sviluppo economico, Fim, Fiom e Uilm proclamano lo stato di agitazione con uno sciopero generale dei metalmeccanici di Piombino per il giorno 2 dicembre 2015».
La nota si conclude così: «Dopo l’incontro con il ministero daremo ampia informazione convocando le assemblee dei lavoratori».
L’incontro con il ministero, atteso già per domani, era slittato a venerdì. Ma erano previsioni non formalizzate. E in ogni caso anche la data di venerdì 20 potrebbe slittare, anzi secondo molti sarà assai improbabile che l’azienda sia pronta. Ed è proprio questo il punto dolente, quello che continua a suscitare le maggiori preoccupazioni e anche alcune frizioni tra lavoratori e sindacati. Perché, malgrado le rassicurazioni fornite volta volta dallo stesso Issad Rebrab, dall’ex amministratore unico Farid Tidjani e poi di recente anche dal nuovo amministratore delegato Fausto Azzi, malgrado quelle dichiarazioni dicevamo i tempi continuano a dilatarsi: quelli per la dismissione della vecchia acciaieria, quelli delle bonifiche, quelli del rientro in fabbrica dei lavoratori. E quelli per l’acquisto del primo forno elettrico. Il governo peraltro aveva sollecitato l’azienda ad avviare le bonifiche entro fine novembre e gli accordi prevedevano la successiva, immediata operazione di acquisto del forno. Parallelamente, il presidente della Regione Enrico Rossi aveva caldeggiato il governo sul fronte degli incentivi nazionali per le aziende cosiddette energivore. Una soluzione però ancora non è stata trovata: il timore è che l’azienda ritardi l’acquisto del forno elettrico in mancanza di garanzie in questo senso. Una situazione complicata da tanti fattori, non ultimi i pessimi rapporti di Rebrab con il governo algerino e, sul fronte piombinese, i recenti cambiamenti a livello manageriale.
Forse è anche per questo che il ministro Guidi ha convocato i sindacati nazionali, e lo stesso Azzi, domani a Roma. Una riunione ristretta in cui verrà deciso se ci saranno i margini per confermare la data del 20, oppure se trovare un’altra data che sia comunque ravvicinata. E la proclamazione di questo sciopero dovrebbe servire anche a fare pressione.
Infine una buona notizia. Ieri la Ap Dubrava, la nave carica di billette ferma in rada per questioni legate al pagamento dei dazi, è entrata in porto e ha scaricato 33mila tonnellate di materiale destinato a rimettere in marcia il laminatoio Tve, fermo da una settimana.
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