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Ferma in rada una nave carica di billette

Ferma in rada una nave carica di billette

La attendono da martedì per rimettere in marcia il Tve ma è bloccata da giovedì perché manca l’intesa con Aferpi sui dazi

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PIOMBINO. Una nave carica di billette, attesa da tempo per rimettere in moto il Tve, il treno vergelle. Quella nave è ferma in rada da giovedì mattina. Non per avaria, non per motivi burocratici. Ma semplicemente perché nel contratto stipulato tra Aferpi e il fornitore non è stato stabilito chi dovesse pagare i dazi, le tasse. Sembra strano ma è così.

La nave è la Ap Dubrava, proviene dal porto russo di Novorossiysk, sul Mar Nero, batte bandiera della Isole Marshall. Sono di nazionalità croata sia il comandante Koncul Slavko che il resto dell’equipaggio. La nave trasporta 33mila tonnellage di billette ed è arrivata alle 8,30 di giovedì 12. Era previsto l’accosto per il giorno dopo, ma poi tutto è stato bloccato.

Da allora, la Ap Dubrava si trova ormeggiata fuori dal porto di Piombino.

Non sappiamo quanto ampio sia il “cancello”, ovvero lo spazio temporale concordato con il terminalista entro il quale attraccare, scaricare e ripartire senza pagare “controstallie”, ovvero penali.

Certamente la permanenza in rada ha un costo, che in genere oscilla dai trenta ai sessantamila euro al giorno.

Quanto alle tasse, in genere si va dai cinquanta centesimi all’euro per tonnellata, quindi in questo caso tra i sedicimila e i 33mila euro.

Chi dovrebbe pagarli? E’ quello che vorrebbero sapere un po’ tutti.

Il contratto di fornitura risale alla gestione di Farid Tidjani, l’ex amministratore unico di Aferpi e braccio destro di Issad Rebrab, sostituito nei giorni scorsi dall’amministratore delegato Fausto Azzi, preceduto a sua volta dalla nomina del direttore commerciale Roberto Villa. Circolava l’ipotesi che il primo prezzo concordato da Tidjani fosse troppo alto per la nuova dirigenza, ma questa versione non è stata confermata. Il nodo dunque sarebbero i dazi, o meglio l’assenza di un accordo sugli stessi.

La speranza di tutti, a cominciare dai lavoratori, è che la situazione si sblocchi velocemente e venga scongiurata la ripartenza della nave per un altro porto.

Perché c’è anche questa possibilità. Sarebbe un guaio per la situazione attuale dello stabilimento, dove su tre laminatoi sta lavorando solo il Tpp, il treno rotaie. Oltre al Tmp, da martedì scorso è infatti fermo anche il Tve. Quel carico insomma è indispensabile.

Con ogni probabilità si parlerà anche di questo domani, al consiglio di fabbrica di Aferpi convocato alla presenza dei segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, per fare il punto in vista dell'incontro di venerdì 20 al ministero dello Sviluppo economico.(a.d.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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